La legge non è un optional

La legge e la sua osservanza rendono la società civile e democratica e ne determinano il grado di libertà tra cittadini e cittadini e Stato. Ignorare la legge o violarla o aggirarla, con espedienti di tipo politico, viola quel patto tra cittadini e lo Stato, su cui si fonda tutta la sostanza della vita e dei rapporti totali della società. Esistono, in un sistema democratico, retto costituzionalmente, organi preposti per assicurare, tra cittadini e Stato, un corretto e legalizzato rapporto di convivenza.

La difesa della legge diventa la difesa dello Stato e la protezione di tutti i cittadini. Non sempre la violazione della legge porta alla perdita delle libertà personali o materiali, attraverso sanzioni pecuniarie, ma può portare, anche, alla perdita dei diritti. Oggi, siamo di fronte un problema che oscilla tra razionalità e legalità.
L’errore commesso da alcuni rappresentanti politici, nella presentazione delle liste per correre alle regionali, è tale che si configura, a mio modo di vedere, in una palese violazione della legge, nel senso di non rispetto dei termini e condizioni previste, per l’esatta e perfetta presentazione delle liste, il cui effetto è stato la perdita di alcuni diritti. Certamente, sono elementi di formalità, comunque necessari, per rendere attiva la lista presentata e permettere ai vari politici di potere essere eletti, dal proprio elettorato.
Il PDL del Lazio, e della Lombardia, per motivi che non conosciamo nella loro esattezza, hanno violato le formalità imposte dalla legge elettorale per le regionali. Nelle province di Asti, Cuneo e Torino a violare le formalità imposte dalla legge sono la lista Fiamma Tricolore Destra Sociale; ad Asti ed Alessandria la lista Lega Padana Piemonte. Il risultato è stato l’eliminazione di alcuni politici e delle loro liste. Da un punto di osservazione razionale tutti pensano che la cosa più giusta sia quella di cercare espedienti, anche, politici, pur di permettere l’esercizio del diritto elettorale attivo e passivo ai cittadini ed assicurare a tutti i Partiti una competizione leale ed alla pari.
Ma il punto di vista razionale, non può porsi alla pari col punto di vista legislativo. La razionalità comporta un’azione più o meno condivisa, il cui fine è l’ottenimento di uno scopo considerato altamente superiore e condivisibile da tutti i cittadini e le forze politiche. La storia è ricca di forme razionalizzanti, che con azioni di grande qualità progettuale hanno, invece, percorso scopi il cui fine era il sistematico annientamento dell’uomo, come nel casi dei regimi nazifascista, che diedero luogo ai lager ed all’olocausto.
Il caso delle liste elettorali, ovviamente, non può cadere in questi esempi estremi. Secondo me, affermare la razionalità e la pochezza ed inutilità delle formalità in seno ad una legge, come condizione per la legalità delle future azioni, significa eludere la sostanza di una legge. L’elusione della sostanza significa l’inutilità di una legge. L’inutilità della legge diventa, nella norma quotidiana dei cittadini, l’inutilità del sistema legislativo.
Il pericolo del “fai da te“ potrebbe trovare, in ciascuna azione umana, la sua razionalità, pur di evadere ed annullare la legge e cercare, razionalmente, la cosa più giusta da fare. Certo, sarebbe molto bello; ma, se fosse così, tutti saremmo liberi di farlo e di dimostrarlo razionalmente, con le conseguenze che tutti potremmo immaginare: la caduta della civiltà democratica, che si regge su leggi e regolamenti, su sostanza, forme e termini ultimi.
Personalmente, non so come sarà decisa questa forma di violazione della legge elettorale; ma, sono certo che la priorità legislativa dovrà avere il suo peso giuridico e legale, nell’affermazione della volontà del Parlamento, che l’ha prodotta. La corte di appello ha respinto i vari ricorsi; adesso, al Tar l ’ultima parola. Ma può il Tar, disconoscere tutti quei termini e forme, tra cui molte firme di candidati, per permettere quella razionalità invocata dalla parte politica interessata, che preme e si agita, come se a provocare loro il danno fossero state persone estranee ai loro gruppi di appartenenza ? Da cittadino credo di no. La superficialità, la mancanza di deontologia politica e del comportamento che ha escluso le liste si è verificato solo nelle formazioni di destra; ci sarà pure un motivo razionale che possa spiegare l’accaduto!!!! Alcuni politici delle destre, invece di agitare la propria collera, nelle varie dichiarazioni pubbliche, farebbero bene a cercare i veri responsabili tra le loro fila e dare l’esempio a tutti i cittadini, nell’affermare la loro sconfitta comportamentale; di considerarsi esclusi, in quanto, affermerebbero la vera ratio di tutto questo andazzo: l’affermazione legale dell’azione umana e l’osservanza di tutte le leggi, ed, a maggior ragione, quelle elettorali.
Socrate andò incontro alla morte, per dare l’esempio pratico al suo insegnamento, nella formazione dei giovani ateniesi: restò impassibile, rifiutò la fuga e la salvezza, preferendo la cicuta e la sicura morte, pur di non tradire le leggi dello Stato ateniese, considerate superiori alla sua stessa vita, perché costituivano la vera garanzia di tutela del sistema democratico.

Cesare Pisano

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