Il Pd, dalle primarie della Puglia… dove va?

Casini e BersaniL’incapacità dei tanti, a non comprendere i fatti della politica, sta conducendo il Partito alla sua lenta agonia; nel momento in cui il segretario detta la linea, per sintetizzare le diverse opinioni e posizioni, per unificare il suo elettorato, si è scatenata una specie di rissa che va a contrastare la strategia politica, che, appena accennata dai suoi responsabili, è stata subito avversata, con scelte che disorientano e vanificano tutti gli sforzi che hanno condotto all’unità, soprattutto, durante il bel dialogo democratico, durante l’ultimo Congresso PD.

 Questo ha inciso negativamente; infatti, una perdita dei consensi riporta di un punto percentuale i sondaggi al quasi 30%. Fuori dall’unità del Partito non esiste forza politica.
Il nostro essere democratici ci sta annientando, perché permette ai molti della minoranza una critica facile e superficiale, molto leggera, che agisce contro per spezzare quell’unità, che era stata appena conquistata, come sta avvenendo in Puglia.
E, costoro, sono felici di farlo e non si curano che la loro felicità è tutta legata alla loro futura infelicità; il Partito sta scendendo, da quando si è verificata questa frattura.
Una nave deve avere una bussola che sappia segnare il nord; noi non l’abbiamo; troppe teste, come sempre, affollano la nostra nave. Adesso che tra i responsabili politici è tornata la calma, ecco che la sua base, che prima criticava il loro operato, tacciandoli di incapacità di unità e di rissosità, sta percorrendo la stessa strada, quella della divisione interna; anzi, quella della lotta interna, perché di questo si tratta, di una vera lotta.
Idee diverse confluiscono nella ratio di due possibili progetti, quello che vuole una forma di Partito di massa, strutturato come apparato rigido e decisionale, che potrebbe fare a meno delle Primarie; e quello aperto di tipo maggioritario e bipolare, basato tutto sulle Primarie.
Sembrava che le Primarie in cui si decise la sorte del Partito avessero cancellato qualunque forma di divisione: la Binetti, Rutelli ed altri venivano additati come diversi dal PD.
La confluenza dei voti su Bersani aveva fatto sperare in una crescita; e la crescita c’è stata; abbiamo raggiunto quasi il 31%; adesso, con la reazione anarchica della base, dico anarchica perché fuori dalla linea di Partito e della sintesi di Bersani, stiamo scendendo, raggiungendo appena il 30%; sintomo di un calo; sintomo di limiti esistenti nei tanti, che credono di potere incidere, portando avanti decisioni, che, mettendo in crisi quelle dei responsabili e di Bersani, fortemente voluto dalla base, nelle ultime Primarie, creano un vuoto nella credibilità del PD, nel presentarsi agli elettori ed a tutti i cittadini, come un fortissimo organismo, capace di convincere.
Lo poteva essere, ma, da oggi, dalle Primarie pugliesi, da quelle di Venezia, da come nel Lazio sia stata scelta la Bonino (praticamente si è autoimposta), si comprende come non ci sia speranza per la crescita del Partito più grande dell’opposizione.
A questo sommiamo un’altra verità: moltissimi non si trovano più con una segreteria contro cui, durante le Primarie di scelta del segretario, si erano battuti; con la sconfitta, soprattutto, di Franceschini, moltissimi sono crollati, perché non hanno saputo coniugare le loro aspettative alle nuove strategie  e non vogliono mettersi al servizio di questo Partito gestito da Bersani; naturalmente, cadendo nell’errore di occupare spazio e di garantire idee.
E restano nel limbo in attesa che si verifichi qualcosa, per riprendere il cammino con entusiasmo.
Considero le regionali un ostacolo fortissimo, caduto nel momento difficile del Partito, e, subito dopo le Primarie.
Sarebbe stato il momento di guardarsi in faccia e di cominciare a costruire la vera identità; costruire la vera immagine che il PD deve avere; per dimostrare a tutti chi sia, ma, soprattutto, per gridare a tutti la sua vera politica, il suo vero progetto.
Secondo me, tutto è rimasto in aria; tutto si è rallentato; e, mentre i dirigenti, con lentezza tentavano di costruire qualcosa, nelle difficoltà del momento (il caso Marazzo; il caso Vendola), ecco la risposta della base, che in mancanza di quel centro, veramente unitario, dentro il Partito e tra il Partito e le basi (i bersaniani, l’Area democratica, ma, anche, i mariniani), ha alzato la testa, adagiandosi sulla solita critica e sul “fai da te”; quindi, molti della minoranza, hanno deciso di appoggiare Vendola, pur andando contro le decisioni e la linea del Partito.
Il risultato? Lo sapremo dopo le regionali.
RESTA LA PERCEZIONE NEI CITTADINI CHE OSSERVANO, CHE NOI NON SIAMO IL PARTITO DEMOCRATICO RIFORMISTA, MA IL PARTITO DELL’ETERNA CONFUSIONE ED INDECISIONE.

Cesare Pisano

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