Gli atei sanno rispettare il prossimo

Berlusconi con il papaLa destra italiana (la più becera e ignorante delle destre) e la Chiesa cattolica pretendono per se stesse rispetto e parole misurate nei loro confronti. Guai a criticare Berlusconi, il padrone della destra, l’eletto dal popolo, quasi che egli fosse lo Stato. Guai a criticare il Papa o il cattolicesimo, quasi che si commettesse un omicidio.

Forse un delitto così lo si commette, ma la vittima sarebbe comunque la creduloneria e l’ignoranza, oltre che la maleducazione, dunque forse non è un delitto così negativo.
In questi ultimi giorni, prima “il Giornale” di Feltri, poi il Papa, hanno pensato bene di insultare gli atei e l’ateismo. Il primo ha pubblicato sul suo quotidiano che l’ateismo è la religione il cui Dio è Piergiorgio Odifreddi, giudicando dunque la parola “ateo” come una di quelle da buttare. Il Papa invece, dall’alto della sua sapienza ha dichiarato che gli atei sono incapaci di amare il prossimo. Le prove che il Papa ha usato per dimostrare questa immane sciocchezza, chiaramente, non esistono. Ma si sa, egli parla per conto di Dio, e questo sarebbe già sufficiente per dichiararsi atei.
Se appartenessi alla stessa cultura reazionaria della destra cattolico-imperialista italiana ora scriverei alcune righe per sostenere la tesi secondo cui, invece di eliminare e offendere gli atei sarebbe molto meglio, per l’Italia e per l’umanità in generale, augurarsi il rapido declino delle varie religioni, prime tra tutte quelle monoteistiche. Dunque potrei affermare che le parole da eliminare sono “religione” e “cristianesimo” e potrei anche dichiarare che in realtà sono i credenti che non riescono ad amare il prossimo, limitandosi ad amare (con tutti i loro limiti) chi la pensa nella loro medesima maniera.
Invece preferisco limitarmi a dire che gli atei hanno tutti i diritti di esistere e di esprimere le loro opinioni, non solo perchè questo è un diritto previsto dalla nostra Costituzione (carta però che la destra cattolico-imperialista vorrebbe stracciare il prima possibile) ma anche perchè è un pensiero che merita attenzione e dà dei valori e delle indicazioni di vita che sono sicuramente migliori e più moderne rispetto a quelle oscurantiste e padronali della religione cattolica.

L’ateo, infatti, può comportarsi bene o male, a seconda della sua personalità. Ma a differenza del credente non incolpa Dio per le sue cattive azioni, nè lo glorifica per quelle buone che fa. Tutto ciò che fa è sua responsabilità. Se un ateo ama un’altra persona lo fa in maniera molto più sincera di un credente, perchè non spera in un premio divino per questo amore. Gli basta il piacere che deriva dall’amicizia o dall’amore per una persona.
L’ateismo è libertà e la libertà è responsabilità. I credenti invece sono privi di libertà e non si considerano responsabili delle loro azioni. E’ Dio che ha preparato il loro destino, dunque loro sono costretti a seguire quei binari predeterminati. Una concezione di esistenza che potremmo anche definire di non vita. Difficile pensare che un essere che è privo di vera volontà (o è impossibilitato a esercitarla) possa provare vero amore. E’ lui che lo prova o è Dio? Un ateo invece ama le persone che ritiene degne di essere amate, un atteggiamento forse più cinico, ma sicuramente più onesto. E sopratutto privo di interessi trascendentali. Sempre un credente abbia la capacità di avere degli interessi. L’egoismo, infatti, potrebbe essere anche attribuito a Dio, che ha scelto il destino di quella persona.
La realtà però non è questa. Ognuno di noi si comporta in una certa maniera a seconda del tipo di persona che è, a seconda della sua educazione, dei suoi valori e delle sue convinzioni. Potremmo fare tantissimi nomi di atei o credenti che si sono comportati bene o male. Ma sarebbe ingeneroso. Mi limito a dire che, se i credenti, in primis il Papa, pretendono rispetto per lui, per la sua religione e per i suoi adepti, dovrebbe anche imparare a darla. Che difenda, se sa farlo, i valori veri del cristianesimo, senza insultare chi ha fatto un percorso di vita o di studi che lo ha portato a non credere in Dio.
La convivenza in questo nuovo millennio, ormai entrato nella sua seconda decade, si deve basare sul rispetto, sulla convinzione che ogni idea, anche la più diversa e la più avversa alla nostra, è legittima e degna di esistere e di essere professata. Non ci deve importare se uno è fascista o comunista, credente o ateo, liberale o socialista, cristiano o musulmano o animista o induista o buddhista. Impariamo a rispettarci in questo senso, a discutere, a non giudicare la nostra idea implicitamente superiore. Non esiste un’idea superiore, una convinzione suprema. 
Certo questo non è un passo facile da fare per chi crede di adorare l’essere supremo e infallibile chiamato Dio. Per costoro pensare di sbagliarsi è inconcepibile, sarebbe l’annullamento della loro filosofia di vita. Per questo motivo la religione è un grave danno e un pericolo per l’umanità. Ma, nonostante ciò, nonostante (o meglio, grazie al) il mio ateismo, io rispetto i credenti e anche il Papa. Per questo sono superiore a lui.

http://libertagiustizia.ilcannocchiale.it/

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