Tragedia al Giro d’Italia: muore Weylandt

WouterWeylandtCi piace ricordarlo così, Wouter Weylandt, sorridente dopo una vittoria con la sua faccia fresca, soddisfatta, quella di un qualsiasi altro 26enne che ha appena raggiunto il traguardo ambito. Perché oggi le telecamere della diretta del Giro d’Italia ci hanno invece raccontato la sua morte, prima di capire che non c’era più nulla da fare e di decidere di staccare le riprese sul percorso. Wouter era a 20 km dalla fine della terza tappa e stava affrontando la discesa dal Passo del Bocco.

Ha perso il controllo della sua bicicletta durante la discesa che stava percorrendo a velocità sostenuta. È caduto e ha sbattuto la testa e la faccia. Le telecamere lo inquadrano mentre lui resta immobile sull’asfalto, sanguinante. Ci vuole un po’ per capire che il ragazzo non sta rispondendo, che la situazione è molto grave. “Questa è un’inquadratura che francamente non avremmo voluto vedere”. Così Francesco Pancani, la voce Rai del Giro d’Italia, commenta il primo piano del volto del ciclista caduto esanime al suolo. L’inquadratura è di pochi attimi, poi le immagini si spostano su altro per risparmiare la famiglia da quella diretta.
I soccorritori sono arrivati e hanno iniziato subito il massaggio cardiaco. Quaranta minuti di massaggio cardiaco mentre si aspetta che un’ambulanza o un elicottero arrivino per trasferirlo in ospedale. Sul posto i cellulari non prendono e l’appello viene dato da Rai Sport di intervenire con tempestività.
L’ambulanza però non arriva e l’elicottero non riesce a prendere con il verricello il ciclista. Il cuore di Wouter, però, batte ancora, flebilmente. Ma alla fine, dopo 40 minuti di massaggio cardiaco, i medici hanno deciso di sospendere perché non c’era più nulla da fare.
La notizia ufficiale arriva pochi minuti dopo la fine della tappa, gli organizzatori bloccano tutti i festeggiamenti e le celebrazioni, niente musica, niente festa, niente applausi. Mauro Vegni spiegherà in serata, “Non abbiamo voluto dare la notizia della scomparsa prima che i familiari informassero la moglie dell’avvenuto decesso, la signora stava guidando in auto verso casa e avrebbe saputo per radio del decesso”.
Wouter era diventato professionista nel 2005, ma è nel 2007 che arrivano le prime tappe che contano. Nel 2008 c’è la prima vittoria alla Vuelta di Spagna, nel 2009 vince la terza tappa nella tre giorni delle Fiandre occidentali e nel 2010 mostra il suo talento con la vittoria della terza tappa del Giro d’Italia.
Pochi giorni fa aveva lasciato il suo ultimo messaggio su Twitter, “Sono pronto, pronto con la testa e con i polmoni per questi 3496 km…” Qualcosa, però, è andato storto e ora sarà la magistratura a cercare di capire le dinamiche dell’incidente. Domani il giro riprenderà, senza Wouter e con molta più tristezza.

Marianna Lepore

 
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