L’arte di sapersi spostare

Si chiama Parkour e più che uno sport è una filosofia di vita. Lo scopo non è vincere, ma riuscire a superare con facilità e disinvoltura tutti gli ostacoli che si incontrano nella vita di tutti i giorni, non solo in senso figurato.

Per riuscire a capire che cos’è il Parkour si deve pensare alla differenza che c’è tra quello che è utile e quello che non è utili in eventuali situazioni di emergenza” spiega David Belle, considerato il padre della disciplina – nata in Francia agli inizi degli anni’ 80 – che in questo video offre una dimostrazione pratica di quello che davvero rappresenta lo sport da lui fondato.

Il nome, a differenza di quanto erroneamente si possa pensare, non ha nulla a che fare con la parola ‘parco’, ma viene dal francese ‘parcours’ (percorso). Hubert Kundé, amico di Belle, sostituì la “c” con la “k” per rendere il termine più incisivo ed eliminò la “s” muta, che contrastava con l’idea di efficienza di questo sport. I praticanti del Parkour si chiamano ‘traceurs’, ‘creatori di percorsi’ e, come si legge sul sito Parkour.it,  il loro obiettivo è quello di “superare  in modo creativo, fluido, atletico ed esteticamente valido le barriere naturali o artificiali che si trovano sulla loro strada. Per riuscirci utilizzano corse, salti, volteggi, cadute e arrampicate”. Spesso questa disciplina viene confusa con il Free Running, ma anche se a volte le tecniche utilizzate possono essere simili, questi sport partono in realtà da filosofie completamente diverse.  Mentre il Free Running, valorizza la bellezza dei movimenti per creare spettacolo, nel Parkour l’obiettivo principale è quello di essere quanto più agili e veloci possibile.

Sviluppatosi soprattutto in Francia e in Inghilterra, il Parkour negli ultimi anni si sta facendo conoscere un po’ ovunque. Merito anche dell’attenzione dedicatagli dalla pubblicità, oltre che dal cinema. Lo stesso Bell, infatti ha partecipato al film Banlieue 13 e al seguito Banlieue 13 Ultimatum di Luc Besson. In Italia questo sport è arrivato circa cinque anni fa. Alcune tra le varie associazioni di appassionati hanno cercato di dare alla loro attività anche una valenza sociale, attraverso ad esempio, la collaborazione con il Fiaba, il fondo italiano impegnato nell’abbattimento delle barriere architettoniche. Tra le città più grandi dove il Parkour è maggiormente praticato Roma, Milano, Napoli, Bologna, Vicenza, Bolzano, Ferrara, Trani e Torino. E proprio nella città della Mole, in questi giorni, fino al 14 giugno, si svolge “X street”, evento che intende proporre ai giovani attività sportive “nuove” e poco conosciute e di cui il Parkour è uno dei principali protagonisti. A chi si trova da quelle parti e avesse ancora perplessità su cosa sia davvero questo sport, non resta che seguire uno dei tanti appuntamenti in calendario: vedere per capire!

 Letizia Cavallaro

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