F1, in Cina piove sul bagnato

formulaunoPiove sul bagnato.
In Cina la Formula Uno targata Ecclestone-Mosley registra un altro successo. Una corsa tutta sotto l’acqua, al limite delle due ore, pericolosa e monotona, nonostante di solito la pioggia stessa contribuisca allo spettacolo.

Ma più che la cronaca, forse va fatta qualche riflessione su un movimento sportivo, quello della Formula 1, che appassiona per tradizione, ma sinceramente non convince più. Non ha mai brillato per efficienza il meccanismo decisionale della Fia, che appare essere conservativo, permeabile agli interessi economici, incoerente, discutibile. Neanche in altre fasi, neanche quando la popolarità era alzata considerevolmente da personaggi positivi come Michael Schumacher lo era. Oggi siamo davvero ai minimi storici.

Ma andiamo con calma. A Sepang per la pioggia si parte tutti dietro la safety car (!), e la bellezza di 8 giri si consumano così. Quando chiaramente tutti ne avevano abbastanza, nonostante le condizioni non fossero migliorate, la safety car viene richiamata nella pit lane: la gara non è neanche malaccio, qualche sorpasso c’è, anche se si va a passo di lumaca e lo strapotere delle Red Bull, dopo quello delle Brown Gp delle scorse gare, sembra totale (Vettel va a vincere facile). Qualche brivido lo regalano Kubica che tampona Trulli, Hamilton e Alonso veloci sul bagnato quanto facili al testacoda, e Sutil puntuale a mettere la macchina nel muro appena pareva possibile prendere qualche punto per la cenerentola Force India.
Della Ferrari neanche l’ombra. Massa ritirato, Raikkonen alla deriva.

Forse in Cina non è neanche andata male, visto che nel Gran Premio d’esordio, in Australia, si era chiuso all’insegna – sic! – dei sorpassi multipli (gli ultimi giri in passerella dietro la safety car, senza possibilità di sopravanzarsi).
E senza parlare della gara in Malesia, secondo appuntamento del Mondiale, che aveva visto prevalere il nonsenso: la Fia, quest’anno per la prima volta, aveva stabilito che si partisse nel tardo pomeriggio (ora locale), per far sì che in Europa la gara si potesse vedere in mattinata anziché a notte inoltrata. Il tutto per i diritti televisivi: racimolare qui in Europa qualche soldo in più dalla pubblicità diventava vitale. Peccato che tutti sapevano che un acquazzone avrebbe mandato a monte la gara, e così puntualmente era stato. Pochi giri e di nuovo tutti fermi, e quando il monsone aveva finito di scaricare vagonate d’acqua, ormai era calata la sera e non si era potuti ripartire. Risultato: dopo un tira e molla lungo quarti d’ora senza comunicazioni da parte della Fia, gara vinta da Button, che magari immaginava di dover ripartire, come tutti i suoi colleghi.

E pensare che l’inverno era stato tutto un proclama di sorpassi, innovazioni tecniche, abbattimento dei costi e rispetto dell’ambiente (!).
Sembra invece che il carrozzone della Fia si stia sempre più vendendo al mercato, mettendo a repentaglio il senso stesso delle gare: la Malesia ne è un esempio.
Per non parlare delle regole dell’assegnazione dei punteggi: pochi giorni prima del Mondiale dichiarazioni di cambiamenti in quantità (per medaglie, numero di vittorie, più punti al vincitore). Picconate alla credibilità del movimento pari solo allo scandalo regolamentare dei diffusori della Brown Gp e delle altre.
E le innovazioni tecniche, per finire, hanno visto un pericoloso allargamento dell’alettone anteriore (aumenta sensibilmente la possibilità di contatto in fasi concitate), e l’utilizzo a singhiozzo del Kers che costa troppo, pesa molto, e non serve a fare i sorpassi come promesso.
Approssimazione dilettantistica quindi (neanche un regolamento che sia davvero tale), incapacità di rinnovarsi veramente (vogliamo parlare dei soldi che le squadre reclamano a Ecclestone?), spettacolo mediocre (in quanti di voi si sono alzati stamattina per vedere un’indimenticabile gara in Cina?).
Questa è una Formula Uno che fa acqua da tutte le parti.
Noi siamo dalla parte degli appassionati di motori: vorremmo una Formula Uno che fosse davvero tale, ma sembra proprio che dove il capitalismo comincia a mettere le mani non ci può più essere vero sport.

Francesco Ferrara

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