L’addio a Franco Rotella

francorotellagenoaUn genoano vero”, lo ha definito l’attuale presidente del Genoa, Enrico Preziosi.
Franco Rotella è morto lo scorso 20 aprile, e poiché non mi piace pubblicare un certo tipo di notizie – battendo magari sul tempo la concorrenza – per fare qualche contatto in più, ne parlo solo adesso. Del resto per chi vive di sport, queste sono notizie che si preferisce far stare un po’ lì a macerare, per ragionarci, per generalizzare.

In tempi in cui il ruolo del reporter, visti anche i recenti accadimenti abruzzesi, viene giustamente messo in discussione, la mia risposta è che è impossibile pensare di speculare su certe cose. Almeno per chi scrive.

Franco Rotella, in un calcio ormai di altri tempi, era ala destra in quel Genoa inizio anni’90 targato Spinelli e messo in campo dal professore Franco Scoglio, del cetarese Torrente, di Gennarino Ruotolo e della ficcante punta uruguagia Aguilera. Per chi come me s’è formato calcisticamente in quegli anni (prima del Fantacalcio, quando i Giochi Manageriali per pc non esistevano e la Parabola non era fuori al balcone ma nel Vangelo) quella squadra era spettacolare e diversa, spregiudicata e giovane, ambiziosa ed esotica.
Peraltro Rotella non era titolare in senso stretto, e non di rado era anche rotto: menischi, legamenti, e qualche anno fa i tempi di recupero non erano come quelli di oggi.
Ha poi giocato principalmente in B prima di ritirarsi a 32 anni, nel 1999, militando nell’Imperia. Negli anni successivi all’attività agonistica era rimasto nel mondo del calcio, facendo da opinionista in televisioni locali genovesi, e gestendo e allenando squadre giovanili in una scuola calcio.

Non è stato un campione Franco Rotella, ma un onesto lavoratore del pallone, che qualche soddisfazione s’è tolto. I palati più fini lo ricorderanno in un amichevole a Torino contro la Juventus, pomeriggio in cui irrise più volte Paolo Montero (che, ex compagno nell’Atalanta, gli risparmiò i suoi interventi al limite) e tutta la difesa bianconera. Era il 1998 e la domenica successiva Juve-Inter consegnò lo scudetto proprio ai piemontesi nella partita del famoso fallo di Juliano su Ronaldo.

Ma i media nazionali quanto spazio hanno dedicato all’ennesima morte di un giocatore di calcio di quella generazione, all’ennesima morte di un giocatore che ha militato nel Genoa in quegli anni, all’ennesima morte di un calciatore di calcio di poco più di 40 anni? Rotella è il quarto di una lista nera che va allungandosi: Gianluca Signorini e Fabrizio Gorin (entrambi nel 2002), oltre al giovanissimo Andrea Fortunato, morto nel 1995 quando militava nella Juventus ma che – sarà un caso? – nel Genoa aveva giocato nel campionato 1992-93. Senza parlare della Sla, di Borgonovo e di quello che succede negli altri sport.
Un caso scandaloso, al limite dell’insabbiamento. Non sono in pochi a sostenere che dietro a queste morti (la cui vicinanza nel tempo e l’aver militato nella stessa squadra lascia più che un sospetto) potrebbero esserci delle cause legate all’uso di particolari farmaci o alla presenza di sostanze tossiche.
Il pubblico ministero di Torino Raffaele Guariniello, che da tempo indaga sulle morti sospette nel calcio, ha chiesto la sua cartella clinica per ulteriori indagini.

Avremmo voluto ricordare Rotella per i suoi inserimenti dalla fascia destra, i suoi dribbling e i suoi gol. Quasi un mese fa siamo stati costretti a ricordarlo per altri motivi. Non si può morire per sport.
Ancora doping micidiale, ancora fango sul calcio.
Crediamo nella chiarezza che potrà fare la giustizia per sperare di non dover commentare mai più fatti come questo.

Francesco Ferrara

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