La triste storia dei terremoti

Le strade distrutte di HaitiIl terremoto che ha colpito Haiti è stato particolarmente disastroso per la sua alta intensità, 7,3 gradi sulla scala Richter, e soprattutto perché l’epicentro era a pochi km dalla capitale Port au Prince, che con i sobborghi arriva a quasi 4 milioni di abitanti. Se i morti saranno, come si teme, più di 100.000 il terremoto potrebbe essere uno dei più distruttivi nella storia del nostro pianeta.

Il peggiore finora fu il disastro che colpì la Cina nel 1556, nella regione dello Shaanxi, anche allora una zona intensamente popolata, che sembra abbia causato la morte di 800.000 persone. 
Lo tsunami dell’Oceano Indiano del 2004, conseguenza di un terremoto al largo delle coste dell’Indonesia, ha provocato 250.000 morti. La sua magnitudine di 9,1 gradi Richter è una delle più alte mai registrate insieme a quella di un altro terremoto in Cina, nel 1976, nella regione di Tangshan, che provocò anch’esso più di 250.000 morti. Ma la magnitudine in gradi Richter di un terremoto non implica necessariamente un’alta mortalità, che dipende molto dalla densità di popolazione della zona. Il terremoto più forte mai registrato, quello di Valdivia in Cile nel 1960, provocò circa 5000 morti, che non sono pochi, ma la sua magnitudine di 9,5 gradi Richter avrebbe provocato un cataclisma ben peggiore se fosse avvenuto nelle vicinanze di una grande città.  Il terremoto peggiore mai avvenuto in Italia, per distruzione e numero di morti, è stato quello di Messina e Reggio Calabria, che nel 1908 rase al suolo le due città e causò un numero enorme di vittime, più di 150.000.  Allora, come oggi ad Haiti, le case e gli edifici pubblici non erano certamente costruiti secondo norme antisismiche e quindi i crolli furono devastanti. Non esisteva inoltre nessun genere di protezione civile, tanto che i primi soccorsi dal resto d’Italia arrivarono dopo una settimana. 
Terremoti distruttivi sono avvenuti anche prima dell’ultimo secolo, soprattutto quando hanno colpito grandi città. Nel passato la maggior parte degli edifici non erano in grado di resistere ai terremoti, ma più che dai crolli la mortalità era spesso causata dagli incendi, visto che nelle case si accendeva spesso il fuoco per scaldarsi e cucinare. Il terremoto di Lisbona del 1755, che distrusse la città e provocò decine di migliaia di morti, fu uno dei primi ad essere studiato dalla nascente sismologia. E’ noto inoltre anche perché Voltaire ed altri illuministi ne scrissero per chiedersi che senso avesse credere all’idea della provvidenza divina di fronte a una simile devastazione. Altrettanto distruttivo fu il terremoto detto della Val di Noto che colpì la Sicilia orientale nel 1693, con decine di migliaia di vittime.
I terremoti purtroppo hanno sempre accompagnato l’umanità e le testimonianze storiche di simili disastri abbondano, come quello che colpì l’Iran nell’856 d.C. nella zona dell’allora capitale Damgham, provocando circa 200.000 morti, o quello che distrusse Aleppo, in Siria, nel 1138 e che secondo i contemporanei uccise più di 200.000 persone nella zona, o il terremoto di Antiochia, del 526 d.C. La città, ora Antakya in Turchia, con i suoi 500.000 abitanti era una delle più grandi del mondo antico, e il terremoto a quanto sembra uccise un terzo della popolazione. Molte città antiche, con le loro case ammassate l’una sull’altra, l’assenza di qualsiasi pianificazione edilizia e la facilità con cui potevano svilupparsi incendi erano una trappola mortale nel caso di eventi sismici. Il primo terremoto di cui si hanno ampie testimonianze è quello che colpì Sparta nel 464 a.C. Gli autori antichi parlano di 20.000 morti nella zona, ma potrebbe essere una cifra esagerata, visto che allora la densità di popolazione non era molto alta. 
Anche se i terremoti hanno sempre accompagnato l’umanità, la morte e la distruzione che portano non sono del tutto inevitabili. Se le città fossero costruite con rigide norme antisismiche o almeno con ragionevole pianificazione i danni potrebbero essere limitati moltissimo. Gli Inca, il famoso popolo andino dell’attuale Perù, costruiva con accorgimenti anti sismici già più di 1000 anni fa. 
Ma ovviamente in una nazione poverissima come Haiti il disastro è stato enormemente amplificato dal crollo di edifici costruiti con materiali di scarsa qualità, soprattutto nei quartieri più poveri. La nazione, che già prima dipendeva in gran parte dagli aiuti internazionali, oggi più che mai ha bisogno della solidarietà del mondo.

Le più importanti associazioni umanitarie hanno lanciato raccolte fondi per aiutare la popolazione colpita dal terremoto, come  
Agire, l’agenzia italiana che riunisce per simili emergenze diverse associazioni, o il sito dell’Unicef, che chiede donazioni urgenti per aiutare i bambini di Haiti. 

Francesco Defferrari


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