Supervulcani ed estinzioni

Vulcano Tungurahua, Ecuador

Un supervulcano è un’esplosione vulcanica così grande da avere conseguenze drammatiche sulla vita del pianeta. La maggior parte di queste immense eruzioni sono avvenute nel remoto passato e quindi sono state scoperte soltanto dall’esame degli strati geologici. Un supervulcano prima ignoto è stato appena individuato in Italia, in Valsesia, Piemonte.

Questo vulcano aveva un diametro di 13 chilometri ed eruttò durante il permiano, circa 250 milioni di anni fa. Un periodo tormentato per il pianeta, visto che nello stesso periodo lava e magma fuoriuscirono dalla crosta terrestre e invasero una zona enorme della pianura siberiana, c’è un possibile impatto di asteroide al largo dell’Australia e sicuramente ci fu la più grave estinzione di massa nella storia del pianeta, che uccise il 96% delle specie marine e il 70% di quelle terrestri tra piante, insetti, rettili. L’intensa attività vulcanica e forse anche la caduta di asteroidi provocarono una nube di cenere capace di oscurare il sole su tutto il pianeta, piogge acide e, per alcuni anni, inverni freddissimi. Ma ben presto l’anidride carbonica e il metano rilasciati dalle eruzioni vulcaniche provocarono un grave effetto serra, con innalzamento della temperatura globale da 6 a 10 gradi, che possono sembrare pochi ma ebbero invece un effetto catastrofico, perché causarono un effetto a catena con acidificazione e mancanza di ossigeno negli oceani e distruzione di gran parte della vita. Un simile effetto è quello che per molti scienziati potrebbe verificarsi con il riscaldamento globale per opera dell’uomo, se le temperature si alzeranno di 4 o 6 gradi nel corso del prossimo secolo.
Circa 50 milioni di anni dopo ci fu un’altra drammatica estinzione della metà di tutte le specie viventi nel pianeta. Anche in questo caso si pensa che la causa scatenante sia stata un intensa attività vulcanica nella zona dell’attuale oceano Atlantico, con mancanza di ossigeno nel mare ed effetto serra. L’attività vulcanica, probabilmente accompagnata da devastanti terremoti, intorno a 200 milioni di anni fa si può spiegare anche con l’inizio della separazione della Pangea, il continente che allora riuniva tutte le terre emerse del pianeta. 
Un’estinzione di massa su scala minore avvenne 116 milioni di anni fa e coinvolse soprattutto la vita degli oceani: anche in questo caso il principale imputato è l’attività vulcanica sottomarina nella zona del mare di Java e dell’attuale India, che allora non era ancora unita all’Asia ma si trovava in mezzo al mare. 
La successiva estinzione di massa avvenne 65 milioni di anni fa, con la morte del 75% delle specie viventi del pianeta, tra cui i dinosauri. In questo caso la catastrofe non sembra imputabile al movimento dei continenti, che avevano in gran parte già raggiunto la posizione attuale, ma con l’impatto di almeno due enormi asteroidi, uno nell’attuale Messico e uno in India. Il devastante impatto degli asteroidi provocò quasi sicuramente terremoti ed eruzioni vulcaniche in tutto il pianeta. 
Ma la successiva enorme eruzione di un supervulcano di cui gli scienziati hanno trovato tracce avvenne nell’attuale Colorado, Stati Uniti, 28 milioni di anni fa. Anche se l’eruzione deve aver causato un enorme nube di cenere su tutto il Nord America e fino ai Caraibi, sembra che non abbia provocato estinzioni di massa, almeno non nella scala delle precedenti, ma può aver contribuito al raffreddamento del pianeta alla fine dell’Oligocene, con il passaggio da un clima più caldo ad uno più simile al nostro.  
Secondo una teoria l’eruzione del supervulcano del lago Toba circa 75.000 anni fa provocò estinzioni di massa e una (relativamente) breve era glaciale, riducendo la popolazione umana dell’epoca e estinguendo anche tutte le specie umane presenti, come gli uomini erectus e habilis, tranne i Neanderthal e i Sapiens. 
L’ultima grande estinzione di massa nella storia del pianeta è quella avvenuta circa 12.000 anni fa, che portò all’estinzione molti mammiferi di grossa taglia come i mammut, i bradipi giganti, le tigri dai denti a sciabola, ma per questo evento una delle spiegazioni proposte è la caduta di un asteroide o di meteoriti, o i cambiamenti climatici dovuti alla fine dell’era glaciale, mentre non sembra che ci siano state forti eruzioni vulcaniche in quel periodo. 
Altri supervulcani eruttarono in diverse zone degli attuali Stati Uniti e in diverse altre zone del mondo in successivi periodi storici, e in tempi più recenti, provocando inverni vulcanici in tutto il mondo, cioè uno o due anni di temperature fredde e nevicate intense, come l’eruzione del monte Tambora in Indonesia nel 1815, che provocò decine di migliaia di morti e il famoso “anno senza estate“, o l’eruzione del Krakatoa nel 1883, che provocò un abbassamento mondiale delle temperature e anche bellissimi tramonti, a causa delle polveri sospese nell’atmosfera. 
Per gli scienziati il supervulcano della Valsesia è particolarmente importante perché permetterà di studiare la risalita del magma da 25 km di profondità, nel tentativo di capire come avvengono queste immense esplosioni e anche quando e dove avverrà la prossima. Alcuni supervulcani che vengono tenuti sotto costante monitoraggio sono la caldera dello Yellowstone negli Stati Uniti e i Campi Flegrei in Italia. Le eruzioni più catastrofiche dei supervulcani avvengono all’incirca ogni milione di anni, che è un tempo molto lungo considerando la storia umana scritta che ne copre appena 5000, ma è molto probabile che prima o poi il nostro pianeta subirà un’altra di queste devastanti esplosioni. 

Francesco Defferrari


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