Ru486, la crociata del fronte del no

Ru486_ingressoprontuariomedicinaliLa battaglia per lasciare libera scelta alle donne sull’interruzione di una gravidanza è iniziata nel lontano 1978 con l’approvazione della legge 194. Una legge che a distanza di 30 anni fa ancora discutere. Stasera si potrebbe combattere l’ultima battaglia sull’aborto con la decisione dell’ingresso o meno della pillola Ru486 nel prontuario dei medicinali del nostro paese.

Il farmaco al centro negli ultimi anni di scontri durissimi, che ne hanno quasi annullato il significato sanitario e lo hanno trasformato nell’arma di una guerra ideologica, sarebbe sul punto di essere ammesso ufficialmente nel sistema sanitario italiano.
Il condizionale è d’obbligo perché, nonostante in molti dicano che il Cda dell’Aifa non potrà che approvare la registrazione della pillola, i colpi di scena dell’ultimo minuto non si possono escludere. “Si potrebbero anche chiedere approfondimenti ulteriori. Ci sono nuovi membri nel Cda, non è facile dire quale sarà il metodo di lavoro che vorranno adottare”, avverte il direttore generale dell’Aifa, Guido Rasi.
Se il farmaco dovesse essere ammesso ci vorranno 14,28 euro per acquistare la confezione da una compressa della Ru486 e 42,80 per la confezione da tre. La spesa non sarà sostenuta dai cittadini ma dalle Asl perché la pillola, che va presa nei primi due mesi della gravidanza e non va confusa con la pillola del giorno dopo, potrà essere somministrata solo negli ospedali.

Da più parti si levano critiche contro questo provvedimento che faciliterebbe (secondo alcuni fin troppo) la scelta dell’aborto. Ma prima ancora di una sua eventuale approvazione, le critiche dovrebbero analizzare i numeri: secondo la relazione al Parlamento sull’attuazione della legge 194, illustrata dal sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, in circa 25 anni le interruzioni volontarie di gravidanza in Italia si sono quasi dimezzate. Nel 2008, infatti, gli aborti sono stati 121.406 (di cui circa 80 mila da parte di donne italiane), con una diminuzione del 48,2% rispetto al 1982 (234.801 casi), e un calo del 4,1% in un solo anno rispetto al 2007.
Cala anche il tasso di abortività tra le minorenni e tra le giovani italiane: tutti dati in diminuzione rispetto agli altri Paesi dell’Europa occidentale. La dimostrazione che la legge non ha fatto aumentare il numero di aborti, come la Chiesa e un certo mondo politico vogliono far credere, ma ha solo permesso a quante decidano di farne ricorso di evitare gravi complicazioni e di non subire un intervento chirurgico. Minori traumi fisici e psicologici per la donna, dunque, e minori costi per il servizio sanitario.

A poche ore da una decisione che potrebbe essere molto importante per il settore medico, sui giornali ieri è arrivata un’altra notizia: il Movimento per la vita ha chiesto di bloccare la procedura di autorizzazione perché “Il numero delle donne decedute nel mondo in vent’anni a seguito dell’assunzione della Ru486 sarebbe salito a 29, una cifra che suscita un allarme ancor più intenso rispetto al dato finora accertato di 16 donne decedute”.
Contro questa propaganda negativa verso la pillola va ricordato che la Ru486 è utilizzata in Francia dal 1988 e dal 2000 in quasi tutti gli ospedali europei e degli Stati Uniti, senza provocare tutte queste critiche. Nonostante la sua mortalità sia dello 0,00087% e non abbia portato ad un aumento del numero di aborti lì dove è stata introdotta, non è praticamente usata in Italia, Irlanda e Portogallo: paesi da sempre vicini alla dottrina della Chiesa. L’Oms ha dichiarato il farmaco “sicuro” nel 2003, ma da allora il suo utilizzo in Italia è stato, comunque, molto difficile. Nel nostro paese il 70% dei ginecologi e il 50% degli anestesisti del sistema sanitario sono obiettori.

Il sottosegretario Roccella critica, in particolare, il metodo adottato dagli ospedali che tratterebbero le donne sottoposte alla pillola in day hospital, senza rimanere in ospedale i giorni sufficienti per seguire gli effetti della pillola, che impiega fino a 15 giorni per portare all’aborto farmacologico.
In una situazione in cui il fronte politico, tanto da destra quanto da sinistra, sembra spesso più preoccupato a raccogliere i consensi del Vaticano che difendere il corpo delle donne, la decisione che prenderà l’Aifa sarà probabilmente oggetto di dibattito nell’autunno parlamentare, che già si prospetta caldo.

Marianna Lepore

  

    

 

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