Robert Edwards, papà della FIV, vince il Nobel

RobertEdwards_premioNobelLa sua ferma convinzione è sempre stata che “la cosa più importante nella vita sia avere un bambino, perché niente è più speciale di un figlio”.  Robert Edwards ha lavorato tutta la vita per realizzare il desiderio di milioni di persone di diventare genitori. È lui il padre della fecondazione in vitro ed è lui a vincere oggi, 40 anni dopo quel giorno, il Nobel per la medicina.

Quando ancora nessuno pensava che fosse possibile, Edwards capì che la fertilizzazione al di fuori del corpo umano poteva essere un nuovo metodo per trattare l’infertilità. Nel 1968 il ricercatore ha creato il primo embrione umano al di fuori dell’utero materno, ma solo nel 1978 arriva il momento più importante per la sua ricerca: nasce Louise Brown, prima bambina in provetta del mondo.
Dal 1978 ad oggi sono nati in questo modo quattro milioni di bambini e la fecondazione in vitro è diventata una pratica molto comune in molti Paesi del mondo. Le polemiche, però, non si sono mai spente ed Edwards, insieme a Patrick Steptoe il ricercatore che lo aiutò, ha più volte difeso il suo lavoro. Edwards non si è mai lasciato intimidire e ha sempre replicato che “le accuse del clero sono completamente sbagliate”.
Il neo Nobel ha partecipato anche ad altre battaglie importanti oltre a quella per la fecondazione in provetta, come quella sulle cellule staminali. Proprio in occasione di una visita in Italia, Edwards aveva detto: “Penso che sia molto importante conoscere tutte le enormi potenzialità offerte dalle cellule staminali. Purtroppo molte persone non le capiscono e fra queste ci sono anche molti politici.”
Potenzialità che, infatti, non sono state comprese dal nostro mondo politico, capace di approvare una legge sulla fecondazione assistita, la Legge 40, molto controversa e più volte messa in discussione da successive sentenze della Cassazione. La legge, tra i vari punti controversi, impone l’impianto nell’utero della donna di tutti gli embrioni che sono stati fecondati in vitro, aumentando di molto la percentuale di faticose gravidanze trigemellari o bigemellari.
Anche per questo il mondo scientifico italiano ha accolto con soddisfazione l’assegnazione di questo premio Nobel, sottolineando il contributo di Edwards alla questione etica. Gli scienziati italiani sperano che questo riconoscimento porti a riflettere sui limiti della legge 40. Limiti che ancora una volta mostrano come il nostro non sia un paese civile. Altrimenti, ad esempio, una volta approvata una legge del genere i cittadini sarebbero andati in massa al referendum del giugno 2005 per abolire i punti controversi. Invece il quorum non si raggiunse, probabilmente anche per colpa di quell’invito da parte della Chiesa di astenersi.

Marianna Lepore


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