I governatori contro la RU486

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Sono stati eletti da pochi giorni i nuovi governatori di centrodestra e adesso, dopo non averne parlato durante la campagna elettorale, sono andati subito ad attaccare la RU486, la pillola abortiva che da ieri è distribuita anche in Italia. La pillola è in commercio da più di 20 anni in 30 paesi nel mondo e in Italia è stata autorizzata dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) a esclusivo uso ospedaliero.

Roberto Cota, neogovernatore del Piemonte, è stato il primo a rilasciare, ieri, dichiarazioni inequivocabili contro la pillola abortiva. “Per quanto mi riguarda può benissimo restare nei magazzini” ha detto, senza nascondere il suo modo di vedere “completamente diverso” da Mercedes Bresso, governatore uscente. Cota ha chiesto ai direttori generali degli ospedali piemontesi di bloccare l’uso del farmaco fino al suo insediamento alla guida della regione. E a chi gli faceva notare che l’argomento non rientrava nella sua campagna elettorale ha risposto che “sulla pillola Ru486 la mia posizione è sempre stata chiara: essendo a favore della vita farò di tutto per contrastarne l’impiego”.
Che Cota la pensasse in modo totalmente diverso dalla governatrice Bresso era un dato di fatto, ma in pochi si sarebbero aspettati dichiarazioni e prese di posizione di questi toni a pochi giorni dall’esito del voto, quando il nuovo governatore non si è neanche insediato.
Cota, però, non è l’unico neo governatore a pagare pegno alla Chiesa di Roma, che ha subito apprezzato queste dichiarazioni. Il Vaticano aveva espresso qualche perplessità sul partito del premier dopo tutti gli scandali (sessuali e non) che lo avevano visto coinvolto negli ultimi mesi. Salvo poi ricredersi a poche ore dal voto, lanciando appelli a chi “è a favore della vita”.
Così non solo Cota ma anche il neo presidente del Veneto, Luca Zaia, ha deciso di adottare la linea dura, dichiarando “Studieremo il modo per non fare arrivare la pillola negli ospedali veneti”.
Silvio Viale, il medico che ha sperimentato il farmaco all’ospedale Sant’Anna di Torino (che ha già richiesto 50 confezioni della pillola) ha attaccato duramente Cota, ricordando che “Se avesse detto quelle cose due giorni prima avrebbe perso le elezioni”.
Ma anche gli altri neo governatori pagheranno pegno alla Chiesa? Renata Polverini, governatore del Lazio, preferisce essere prudente e assicura che la somministrazione della pillola avverrà in ospedale e che la legge 194 deve essere rispettata anche se “io sono a favore della vita”.  Per Stefano Caldoro, governatore della Campania, la pillola deve “essere prevista in regime di ricovero”, stessa opinione del presidente calabrese Giuseppe Scopelliti.
Guido Raisi, direttore generale dell’Aifa (l’agenzia per il farmaco che ha dato il via libera alla pillola dopo anni di dibattiti) chiarisce però che “le Regioni non possono fare come vogliono. Hanno una larga autonomia su modalità, tempistiche, percorsi di somministrazione, ma prima o poi si deve trovare una modalità per l’erogazione di un farmaco approvato”. Forse è stata questa frase che ha convinto Maurizio Gasparri a definire Raisi “un piazzista di farmaci”.

E in questo scontro di dichiarazioni di uomini che fine hanno fatto le donne? Quanta voce in capitolo hanno questa volta? Dalla sinistra si alzano le voci di Barbara Pollastrini che parla di “un’aria di restaurazione” e Livia Turco che dichiara “gli esponenti della destra danno prova di essere rozzamente muscolari, violenti ma soprattutto ignoranti” perché non possono bloccare l’uso di un farmaco autorizzato, a livello europeo e nazionale, dopo un’istruttoria di 4 anni e inserito nel prontuario farmaceutico.
Il ministro della Salute Ferruccio Fazio liquida il problema velocemente dcendo solo che “c’è una legge, se la leggano”, molto più ironica Margherita Boniver: “Ignoravo che Cota e Zaia fossero anche ginecologi”.
La voce più interessante, però, è quella di Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, che ricorda ai colleghi Cota e Zaia che la campagna elettorale è finita.
La Prestigiacomo, da donna, sa bene che “l’aborto è sempre l’ultima ratio, l’aborto è un trauma, l’aborto comporta dei rischi”, ma “se esiste un metodo meno invasivo per abortire questo non deve essere proibito dal nostro Paese”.
Messa da parte la polemica anche solo per pochi minuti, resta nell’aria una domanda: gli elettori di centrodestra vogliono veramente questo dai neogovernatori? Resta il dubbio che ancora una volta siano solo dichiarazioni rilasciate per far scoppiare la polemica e mettere da parte i veri problemi degli italiani: la crisi economica, la disoccupazione, il pessimismo nel futuro.

Marianna Lepore

  

       

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