Il business dell’influenza A

virus_influenzaAL’estate è ormai finita e con l’autunno arriva puntuale anche l’appuntamento con l’influenza. Quest’anno, però, i mezzi di informazione non hanno iniziato solo a bombardarci con servizi sul freddo e i raffreddori, perché sono stati facilitati da una nuova “emergenza”: l’influenza A. Ma la pandemia è un rischio reale o è solo un’ipotesi con cui riempire le pagine dei giornali e arricchire le case farmaceutiche?

Il sito uppa.it, un pediatra per amico, scritto da medici, pediatri e giornalisti, ricorda in un articolo come il vero problema non sia la “pandemia” quanto il “pandemonio” sollevato dai media. D’accordo è morta un’altra donna, in Sicilia (saremo quindi a due vittime), ma soltanto approfonditi test potranno dimostrare che fosse influenza A. I giornali, però, hanno decisamente approfittato del problema per i grandi titoli, alcuni scrivendo che “la paziente era sana…prima di ammalarsi” come se non fosse sempre così, prima di una qualsiasi malattia. Banalità che, però, hanno allarmato sempre più i lettori non attenti.  
Ogni anno in Italia muoiono 8.500 persone a causa dell’influenza, ma i dati si scoprono solo ora che si strilla “l’influenza A è destinata a uccidere milioni di persone”. La notizia è stata data dalle Nazioni Unite e dall’OMS ed è quindi considerata una fonte autorevole, ma anche in questo caso c’è chi ha riportato la notizia e non si è veramente interrogato sui numeri. Dal sito un pediatra per amico scopriamo che il giornale La Stampa ha riportato questi dati con grande evidenza, scrivendo anche che ci sarebbero stati 52.710 casi di influenza A con 158 morti (mortalità di un morto ogni 908 casi). Ma se andiamo nel dettaglio scopriamo che queste cifre si presentano in maniera piuttosto strana: in Germania per esempio ci sarebbero già stati 19.015 casi e nessun morto (mortalità zero!), mentre in Spagna su soli 1.538 casi ci sarebbero ben 32 morti (un morto ogni 48 casi: ci sarebbe davvero di che aver paura!). In Italia, una volta tanto, andiamo bene: avremmo registrato 2.384 casi con 2 morti.
La verità è che bisognerebbe essere certi delle diagnosi, e non è così, e della causa delle morti. Solo in questo modo si potrebbe parlare del fenomeno in maniera rigorosamente scientifica.
E proprio a proposito del rigore scientifico l’epidemiologo Tom Jefferson sostiene, sul suo sito, che la migliore misura della diffusione della pandemia si ottiene consultando quello che lui definisce il pandemiometro: un sito che analizza ogni giorno l’andamento della borsa e il valore delle azioni delle maggiori industrie coinvolte in qualche modo nella pandemia
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Chiariamo alcuni punti: l’influenza suina non è stata, fino ad ora, pericolosa ed è stato fino ad ora un virus meno aggressivo dell’influenza stagionale; lì dove il virus ha circolato ampiamente la percentuale dei morti sul numero di ammalati è bassissima; la vaccinazione garantisce che si ammalino meno persone ma chi non la fa non rischia la vita. (dati dal sito www.uppa.it)
Nel frattempo a metà novembre partirà l’avvio della campagna di vaccinazione in Italia, prevista inizialmente per il 30-40% della popolazione.
Il vaccino però sarà somministrato solo ad alcune categorie e non sarà disponibile in farmacia perché lo inietteranno i medici prima a chi lavora nei servizi essenziali e ai soggetti a rischio. Da fine gennaio sarà la volta della fascia d’età tra i 2 e i 27 anni. Eppure proprio il viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, ha recentemente detto che “Gli allarmismi non sono mai inutili, ma questa non è un’influenza grave. Farà meno morti di quella stagionale e molti italiani la contrarranno senza neanche accorgersene”.
Resta da chiedersi, allora, perché spendere tanti soldi per una vaccinazione di massa e perché non aver fermato il panico da influenza A prima che degenerasse.

Il monitoraggio dell’influenza A in un sito.

Marianna Lepore


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