Fecondazione eterologa, ricorsi in arrivo

fecondazioneeterologaLa sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) emessa il primo aprile avrebbe dovuto avere molta più pubblicità in Italia perché, in qualche modo, potrebbe ridare a tante coppie la speranza di accedere alla fecondazione eterologa anche nel nostro paese. La Corte ha, infatti, bocciato la legge austriaca che ammette solo la fecondazione in vitro omologa, quindi con spermatozoi e ovuli dei genitori.

La motivazione è stata molto semplice: “Il divieto della fecondazione eterologa contrasta con la convenzione europea dei diritti dell’uomo”. Vietare a una coppia di ricorrere alla fecondazione eterologa significa, quindi, violare il diritto al rispetto della vita familiare (sancito dall’articolo 8 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo) e quello a non essere discriminati. Il concetto di base della sentenza è: se ci sono le possibilità tecniche di fare l’inseminazione artificiale, allora non si possono fare discriminazioni fra quella omologa e quella eterologa.
Le due coppie che nel 2000 avevano fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo avevano come unica possibilità per procreare quella di ricorrere alla fecondazione in vitro con donazione di sperma e ovuli. La legge austriaca, però, (come quella italiana) vietava questa pratica. Adesso la Corte di Strasburgo ha dato ragione alle due coppie stabilendo tra l’altro che gli Stati non sono obbligati a legiferare in materia di procreazione assistita, ma se lo fanno tale legge deve essere coerente e prendere in considerazione i differenti interessi legittimi (anche quelli di chi necessita della fecondazione eterologa).
Le associazioni italiane hanno gridato subito vittoria e hanno già preparato i ricorsi giudiziari (il primo sarà presentato il 15 aprile a Bologna). In Italia, infatti, c’è lo stesso divieto austriaco, nel nostro caso introdotto con l’articolo 4 della tanto discussa legge 40 sulla procreazione assistita, che dice “è vietato il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo”. E punisce il ricorso a questa tecnica con multe da trecento a seicentomila euro. Se la fecondazione eterologa non si può impedire, come ha stabilito la Corte di Strasburgo, allora l’articolo 4 va abolito perché secondo l’articolo 117 della nostra costituzione “i diritti e la giurisprudenza della Corte dei diritti dell’uomo sono parte dell’ordinamento del nostro paese”.
I ricorsi che ora partiranno potrebbero continuare a cambiare una legge approvata da un mondo politico sordo ai veri bisogni dei cittadini. Una legge che grazie ad altre sentenze è già cambiata nelle parti in cui si vietava la diagnosi genetica preimpianto e si obbligava all’impianto contemporaneo di tre embrioni a prescindere dalle condizioni del singolo caso. Se il testo venisse definito incostituzionale, allora la legge sulla procreazione assistita sarebbe di fatto cancellata. E non meraviglia, visto che in 5 anni di divieti la legge 40 ha costretto quasi 50mila coppie ad emigrare per un figlio e a pagare 8mila euro per andare in Spagna, 5-6 mila per andare in Grecia, fino a 20 per andare in Russia e 5 per andare in Ucraina.
Adesso spetterebbe al Parlamento modificare la legge, almeno in questo punto. È più probabile, però, che saranno di nuovo le coppie discriminate a chiedere l’intervento della Corte Costituzionale e a rendere la legge, almeno una volta, uguale per tutti.

Marianna Lepore



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