Obama: “Siamo capaci di grandi cose”

ObamaapplaudevotoCameraAveva costruito una campagna elettorale sulla riforma sanitaria e ora, ormai a metà del suo mandato, Barack Obama non poteva avere una sconfitta. E così è stato. Ieri la Camera ha approvato la riforma sanitaria: 219 voti favorevoli, 212 contrari. “Questa notte abbiamo dimostrato al mondo che siamo un popolo ancora capace di grandi cose”,  ha detto un orgoglioso Obama nel momento in cui si è raggiunta la maggioranza.

«Dopo quasi cento anni di parole e di frustrazioni, dopo dieci anni di tentativi e un anno di battaglie, il Congresso degli Stati Uniti ha dichiarato che i lavoratori americani, le famiglie e le piccole imprese avranno una sicurezza: né malattie né incidenti metteranno a rischio i sogni cui hanno dedicato una vita».
Parole, quelle del presidente, che sintetizzano bene qual è il significato di questo voto. Non era scontata la vittoria e il dibattito alla Camera è stato molto duro. Senza Nancy Pelosi, speaker della Camera, questa vittoria non sarebbe stata possibile. E’ stata lei a dire, poco prima del voto, “oggi abbiamo l’opportunità di completare il più grande incompiuto business del nostro paese” e a ricordare che approvando la legge “faremo la storia e riproporremo il sogno americano” perché “l’assistenza sanitaria è un diritto, non un sogno”.
Gli Stati Uniti sono riusciti, finalmente, ad approvare una riforma complessiva del sistema sanitario dopo 100 anni. Una riforma che il Paese chiede da tempo e che inciderà molto sull’economia americana ma, di fatto, non avrà un impatto maggiore rispetto alle spese folli sostenute negli ultimi anni per portare avanti le guerre contro il terrorismo.
La riforma era uno degli obiettivi principali della campagna elettorale di Obama, ma non è detto che aiuterà il Presidente nelle prossime elezioni di mid term, visto che molti continuano a ricordare solo i lati negativi della riforma. Il piano da 940 miliardi di dollari prevede di estendere l’assicurazione medica a quasi 32 milioni di Americani. Ed è un passo importante verso il traguardo della copertura medica universale a cui hanno aspirato tutti i presidenti Democratici da Harry Truman in poi.
Certo, non migliorerà tutto e subito. Ma è un primo passo che va in una direzione fino ad ora mai approvata negli Stati Uniti. Il sì è stato possibile solo dopo un accordo fra Obama e gli antiabortisti democratici, in cui si è garantito che i fondi non saranno usati per facilitare l’aborto.
Il provvedimento permetterà a 32 milioni di americani, oggi sprovvisti di assicurazione, di curarsi senza timore per le spese mediche. E l’assicurazione sarà garantita anche ai bambini con malattie congenite o ai lavoratori che, fino ad oggi, rischiano di perdere l’assicurazione medica cambiando posto di lavoro.
In tempi di crisi, poi, questo provvedimento si avvicina alle famiglie, perché permette ai giovani sotto i 26 anni di rientrare nell’assicurazione medica dei genitori se non hanno altro modo di averne una propria.

Solo dal 2014 si avrà il completamento della riforma. Molti degli oltre 30 milioni di americani oggi sprovvisti di assistenza medica rientreranno sotto la copertura della mutua di Stato per i meno abbienti, il Medicaid. Altri dovranno comprarsi lo stesso un’assicurazione medica, ma (al contrario di quello che accade oggi) potranno farlo scegliendo in una nuova Borsa controllata dallo Stato e avranno anche dei sussidi pubblici.
Ironia della sorte è stata proprio una compagnia assicurativa a dare una mano a Obama: la Blue Cross, un mese fa, ha aumentato del 39% le sue tariffe diventando il simbolo di un sistema che specula sul male degli altri.
Ora il pacchetto approderà al Senato dove grazie alla riconciliazione sarà approvato facilmente. Così gli Stati Uniti, finalmente, non saranno più l’unica nazione industriale avanzata che non prevede o garantisce una copertura sanitaria per la quasi totalità dei suoi cittadini.

Marianna Lepore

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