Obama, più truppe in Afghanistan

truppeAfghanistanDeve essere stato uno dei discorsi più difficili per Barack Obama, quello davanti ai cadetti dell’accademia militare di West Point. Perché il suo discorso annunciava l’invio di più militari in Afghanistan. “Non prendo questa decisione a cuor leggero” ha ripetuto per due volte il presidente degli Stati Uniti ed era chiaro che la scelta era stata molto difficile. La guerra in Afghanistan, ora, non è la guerra di qualcun altro. Ma è la “sua” guerra.

Così qualsiasi esito ci sarà in futuro, i meriti e le colpe saranno anche suoi, non solo di George W. Bush. L’esito di questa guerra giocherà un ruolo decisivo nel bilancio della sua presidenza per le prossime elezioni americane.
“E’ in gioco la sicurezza dell’America, la sicurezza dei nostri alleati, e quella del mondo intero”, ha detto il presidente per spiegare la decisione più attesa: l’invio di 30.000 nuovi soldati americani sul fronte afghano, a cui si aggiungeranno 5.000 rinforzi richiesti agli alleati della Nato.
Questa volta, però, non sarà una guerra senza scadenza, perché Obama ha fissato un termine: 18 mesi per mostrare che la strategia funziona. Dal luglio 2011 ci sarà il ritiro graduale delle truppe americane. I 18 mesi serviranno, quindi, ai vertici militari per respingere l’offensiva dei talebani e accelerare il trasferimento di responsabilità al governo afghano. Ed è probabile che Obama farà di tutto per rispettare quella scadenza, perché nel 2012, al termine del suo primo mandato, il presidente rischierebbe di affrontare la campagna elettorale con un forte punto debole se le truppe fossero ancora in Afghanistan.
Lo spettro del Vietnam è dietro l’angolo e Barack Obama non l’ha dimenticato, rievocandolo proprio nel suo discorso. “Questo non diventerà il nuovo Vietnam”, ha detto e ha elencato perché: contrariamente al Vietnam gli Stati Uniti sono alleati con 43 nazioni che riconoscono la legittimità di questa guerra, le truppe non si trovano di fronte a un’insurrezione largamente alimentata dalla popolazione, e “gli americani sono stati vittime di attentati abominevoli provenenti dall’Afghanistan e sono tuttora il bersaglio di questi terroristi”.
Il segretario generale della Nato, Ander Fogh Rasmussen ha già detto che nel 2010 gli alleati invieranno almeno 5000 soldati in più e che in questi giorni alcuni paesi annunceranno i nuovi impegni in questa guerra, ma altri preferiscono aspettare la conferenza sull’Afghanistan prevista il 28 gennaio a Londra. Il premier britannico Gordon Brown non vuole prendere decisioni prima di quella data, ma annuncia che “la Gran Bretagna continuerà a giocare pienamente il suo ruolo per convincere gli altri Paesi a mettere a disposizione truppe per la campagna in Afghanistan”
E secondo El Pais anche la Spagna sarebbe pronta a inviare 200 uomini, così come l’Italia si è detta disponibile a inviare nuove truppe ma non ha voluto sbilanciarsi sul numero.
Il Timesonline quasi ironizza sulla scelta americana: “dopo 92 giorni di lento e a volte angosciante dibattito su come proseguire la guerra in Afghanistan, Obama ha ora improvvisamente fretta: vuole 30.000 soldati americani per partire in quarta nei prossimi sei mesi, una grande sfida logistica e finanziaria.” Una guerra che costa 1 milione di dollari l’anno per un singolo soldato, su cui i fronti politici sono sempre più divisi, una guerra che ha ucciso più di 900 americani e quasi 600 militari delle truppe alleate.
E c’è chi non dimentica che la scelta di inviare nuove truppe in guerra sia stata presa da Obama a soli nove giorni dal suo viaggio a Oslo, in Norvegia, dove ritirerà il premio Nobel per la Pace.

Marianna Lepore

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