Usa, elezioni midterm: sconfitta a metà per Obama

Obama_midterm_sconfittaCameraIn una notte l’America di Obama è stata in parte spazzata via. I sogni che due anni fa scaldarono i cuori di moltissimi americani, questa volta non hanno funzionato e le elezioni di midterm si concludono con una sconfitta pesante: la perdita della maggioranza alla Camera. Il Senato resta invece nelle mani democratiche, ma ora sarà più difficile portare avanti le riforme promesse.

I pronostici davano risultati ben peggiori, ma certo questo non è abbastanza per festeggiare. Anche perché i democratici hanno perso proprio quell’elettorato che aveva permesso la loro grande vittoria nel 2008: donne, giovani, classe media, indipendenti.
Esattamente come due anni fa, gli Stati Uniti sono ancora in crisi economica ed è stato proprio questo uno dei motivi che ha spinto a punire Obama. Una punizione evidente proprio nell’Illinois, lo Stato dell’ex seggio senatoriale del Presidente, ora conquistato dal repubblicano Mark Kirk. Barack Obama si era impegnato in prima persona a sostenere il candidato democratico Alexi Giannoulias. Una sfida tra imbroglioni, l’ha definita qualcuno. Kirk si era inventato un curriculum da soldato glorioso in entrambe le guerre in Iraq, ma era tutto falso. Il democratico Giannoulias, invece, poteva vantare solo il fallimento della banca di famiglia.
Alle sconfitte democratiche si possono aggiungere due piccoli successi: la vittoria di Andrew Cuomo, che ha riconquistato la poltrona di governatore dello Stato di New York, che era stata del padre Mario Cuomo tra il 1983 e il 1994, e la vittoria del democratico Jerry Brown che ha vinto in California nella gara per la successione al governatore repubblicano Arnold Schwarzenegger.
Proprio in California è stato però bocciato, a sorpresa, il referendum alla liberalizzazione totale della marijuana.

Con questo risultato elettorale perderà il suo ruolo di speaker alla Camera Nancy Pelosi che sarà sostituita dal capogruppo repubblicano John Boehner. Inizieranno ora due anni di probabili scontri tra il Parlamento e la Casa Bianca ma non è una vera novità perché è già successo ad altri presidenti tra cui Ronald Reagan nel 1982, Bill Clinton nel 1994 e George W. Bush nel 2006 di perdere le elezioni di midterm. E poi i repubblicani sono sì avanzati ma non hanno un vero leader, sono divisi al loro interno con la crescita del Tea Party e due anni potrebbero non bastare per risolvere i problemi.
Il New York Times scrive che questo voto è stato un referendum sul lavoro di Obama (con un gradimento oggi sotto il 40 per cento), perché il cambiamento promesso “non è stato realizzato con la velocità necessaria”. La colpa dei democratici, secondo alcuni, potrebbe essere quella di non aver proposto, in molti casi, volti nuovi. Una scelta che li ha penalizzati in questo momento di sfiducia da parte del popolo verso la politica.
Ora le priorità di Obama dovranno cambiare: i nodi sull’energia, l’immigrazione, la riforma scolastica sono ancora lì, ma non avranno possibilità di successo parlamentare senza prima un accordo con i repubblicani. E da domani il presidente dovrà riconquistare uno a uno i suoi elettori per ricostruire quel sogno senza il quale vincere, nel 2012, potrebbe essere molto difficile.

Marianna Lepore

Ordina libri, cd, dvd su Ibs e sostieni il sito

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>