La protesta del sangue

sangueThailandiaprotestaLitri di liquido rosso davanti al palazzo del governo. Non è pittura, ma sangue estratto in poche ore da migliaia di donatori. Una protesta totalmente nuova quella organizzata dal movimento delle camicie rosse, in Thailandia. Mille litri di sangue dentro damigiane che passavano di mano in mano. E non era un rito religioso o la scena di un film.

La protesta era diretta al premier, Abshisit Vejjajiva, per questo il sangue è stato versato davanti ai cancelli del palazzo governativo e alla casa del primo ministro.
Il ceto medio si è raccolto a Bangkok e lì prima si è sottoposto ai prelievi e poi ha manifestato a gran voce. I dimostranti anti governativi chiedono nuove elezioni e manifestano ormai da quattro giorni.
Una teatrale protesta portata avanti dai sostenitori del deposto premier Thaksin Shinawatra per forzare il governo a sciogliere il Parlamento, ma Vejjajiva continua a non cedere alle pressioni della piazza.
Trecento sono stati i litri di sangue raccolti e in parte versati, ma il premier non li ha visti perché non era nella sua abitazione ma nel sud del Paese per assistere alla cremazione di un poliziotto ucciso in un agguato dei ribelli musulmani.

“Questo sangue”, ha detto il leader delle camicie rosse, Nattawut Saikua, ”e’ per dimostrare il nostro impegno nel chiedere la democrazia.  Si tratta di un importante rituale di maledizione”.
Saikua non è solo un leader del movimento ma anche uno stratega della comunicazione. E in effetti tutto era stato studiato con attenzione per dare alla protesta la parvenza di un rito e lanciare pubblicamente “la maledizione”. Tanto che alla fine anche un sacerdote hindu ha lasciato l’impronta della sua mano insanguinata sul selciato di fronte al Partito Democratico, guidato dal primo ministro.
Il successo della protesta è dato anche dall’appoggio dell’ex premier in esilio Thaksin Shinawatra, che i manifestanti rivorrebbero al potere. Il popolo continua ad essere dalla sua parte nonostante le accuse di corruzione e il recente sequestro di quasi un miliardo e mezzo di dollari da parte del tribunale di Bangkok.
I rossi protestano contro l’elitarismo e l’illegittimità del governo Abhisit, salito al potere con un voto parlamentare nel dicembre 2008, dopo una controversa sentenza del tribunale che aveva estromesso gli alleati di Thaksin.
Abhisit dal canto suo afferma che non scioglierà il parlamento perché non si può agire dietro pressione di un corteo.
Il paese non è nuovo a manifestazioni clamorose. Nel novembre del 2008, quando c’era un governo pro-Thaksin, i suoi oppositori (conosciuti come i Yellow Shirts) chiusero i due aeroporti internazionali di Bangkok, bloccando centinaia di migliaia di viaggiatori. 
Le strade sono state pulite in poche ore dopo la protesta ma in molti, dalla Croce Rossa allo stesso Shinawatra, continuano ad essere preoccupati per le condizioni sanitarie della raccolta. Difficile credere che in quella situazione i prelievi siano stati tutti a norma.

Marianna Lepore

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