Condanna a morte per Tareq Aziz

tareqazizEra il volto patinato del regime di Saddam Hussein, quello che girava per il mondo e incontrava i potenti, ma con la caduta del dittatore è stato rinchiuso per sette anni in carcere, in isolamento e senza una formale accusa. Ora per Tareq Aziz è arrivata la condanna a morte per omicidio intenzionale, tortura e sparizione forzata di cittadini.

La Corte suprema irachena ha condannato Aziz con l’accusa di aver preso parte a una campagna contro gli esponenti del partito Dawa, di cui è membro l’attuale premier Nouri al Maliki. Aziz era l’unico cristiano del regime di Saddam e alla fine del 2003 si era arreso alle truppe americane. È sicuramente il volto del regime iracheno più noto all’estero perché per dodici anni ha ricoperto la carica di capo della diplomazia.
Ora, a meno che un miracolo non lo salvi entro 30 giorni, sarà l’ultimo esponente del regime a finire nel braccio della morte per una condanna emessa dall’Alto tribunale iracheno. Una corte anomala, costruita dagli americani durante la loro amministrazione e formata solo da giudici statunitensi.
Ziad Aziz, figlio dell’ex braccio destro di Saddam, ha dichiarato che ricorrere in appello sperando di vedere annullata la condanna a morte “è inutile, perché i giudici sono nemici di mio padre”. E ha aggiunto che la condanna a morte del padre è la prova delle rivelazioni del sito Wikileaks, pubblicate proprio negli ultimi giorni, sulle atrocità commesse durante la guerra in Iraq. Intanto i vescovi iracheni hanno detto di essere contrari alla condanna e la Commissione europea, con una dichiarazione dell’Alto rappresentante della politica estera della Ue, Catherine Ashton, ha chiesto la commutazione della pena. Perché come ha detto un suo portavoce, “la pena di morte è inaccettabile in tutti i casi e in tutte le circostanze”.
C’è poi un sospetto che getta ancora più buio su questa condanna: che la giustizia irachena voglia chiudere la bocca a un testimone scomodo. Aziz, alla vigilia del ritiro degli americani dall’Iraq, aveva rilasciato una lunga intervista al Guardian in cui lanciava un duro avvertimento agli americani che si preparavano ad evacuare il paese. «L’America e la Gran Bretagna hanno ucciso l’ Iraq, noi siamo loro vittime. Ma quando si fanno degli errori bisogna correggerli e non lasciar morire un paese: pensavo che Obama volesse correggere alcuni degli errori di Bush, ma è un ipocrita, non ci può abbandonare così. Sta lasciando l’Iraq alla mercé dei lupi».
Tareq Aziz non si è mai trattenuto dal dire ciò che pensa, forse anche per questo lo si vuole eliminare fisicamente perché sa troppo dei rapporti tra Stati Uniti e Iraq sin dagli anni ’80. Durante la guerra del Golfo non mancò di indispettire la Casa Bianca dichiarando che la guerra si faceva “per il petrolio e per Israele” e commentando sarcastico: “non volevano un cambio di regime, volevano un cambio nella regione.
Le Nazioni Unite hanno chiesto di fermare l’esecuzione. I legali di Aziz hanno già preparato il ricorso in appello, ma sono convinti che solo una moratoria sulla pena di morte in Iraq potrebbe salvargli la vita.

Marianna Lepore



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