Tienanmen, venti anni di silenzio

anniversariopiazzatienanmen040509Sono passati vent’anni dalla strage di Piazza Tienanmen, quando nella notte tra il 3 e il 4 giugno del 1989 l’esercito cinese represse nel sangue le proteste degli studenti. In tutti questi anni la Cina sembra essersi bloccata. E i giovani, quelli che oggi hanno venti anni, non sanno nemmeno che cos’è la strage di piazza Tienanmen.

Cosa successe quella notte, con l’esercito che massacrò un numero indefinito di studenti, è già “storia” per i giovani di oggi. E per alcuni di loro, i cinesi, è una storia che va censurata con la disinformazione. Le notizie sui massacri, infatti, sono tagliate continuamente dagli schermi della Bbc e della Cnn in lingua inglese che trasmettono in Cina.
In questi due giorni la censura sta invadendo la rete nel paese del sol levante: ai siti già abitualmente oscurati come Youtube, Blogspot, WordPress, si è aggiunto il blocco dell’accesso per Twitter, Hotmail e Flickr.
Il blackout informativo è stato denunciato da Amnesty International che ha parlato di “un’intensificarsi delle censure nei confronti degli attivisti per i diritti umani” ma la vicedirettrice del programma Asia e Pacifico, Roseann Rife, ha dichiarato che il crescendo della censura “non fermerà la lotta degli attivisti e non li farà desistere dal ricordare il ventesimo anniversario della repressione di Tienanmen”.

La censura è stata voluta dal governo per evitare comitati spontanei che possano ricordare quella tragedia. Ma per la Cina è la norma e già durante l’anniversario dei primi dieci anni (nel 1999) i cinesi non riuscirono ad attraversare la piazza perché in corso c’erano opere di ristrutturazione.  
In questi giorni la censura è stata applicata anche alla persone. Lo scrittore Jiang Qisheng, arrestato nel 1999 per aver cercato di celebrare il 10mo anniversario della strage, ha dichiarato che la polizia gli ha impedito di portare la moglie dal dottore.
Così come le forze dell’ordine hanno impedito alla moglie del dissidente Hu Jia, imprigionato per sovversione durante i Giochi Olimpici di Pechino 2008, di uscire da casa. Qi Zhiyong, uno dei più noti dissidenti che perse una gamba proprio durante quegli scontri (oggi sotto costante sorveglianza della polizia), ha inviato un sms alla France Press per far sapere che è stato fatto salire con forza su una macchina e allontanato da Pechino. E non è una novità per il 53enne che anche durante l’ultima visita di Stato del segretario americano Hillary Clinton è stato momentaneamente allontanato dalla sua città.

La censura in questo paese funziona così bene che molti giovani sono completamente ignari di quello che accadde ventanni fa. Nonostante testimoni abbiano raccontato che quella notte quando i soldati uscirono a pulire le strade “il viale Chang’An era letteralmente rosso di sangue”. Eppure in venti anni le Madri di Tienanmen non hanno mai avuto un numero certo sulle vittime. Si va dalla stima più bassa delle 300 vittime a quella più alta di 12.000 morti.
Oggi Reporter sans frontiers ha voluto ricordare la situazione precaria per la stampa in questo paese, dove è impossibile per i media raccontare liberamente le repressioni dell’89. E ha ricordato che anche i motori di ricerca su internet, accessibili in Cina, alla parola chiave “4 Giugno” nella ricerca immagini danno la risposta che “la ricerca non rispetta i regolamenti”.

Nel ricordare come molti giornalisti siano ancora prigionieri, RsF richiama le autorità cinesi a rilasciare i reporter, bloggers e attivisti che hanno partecipato agli eventi del 1989; a premettere alla stampa cinese e agli utenti di internet di raccontare gli eventi di quei giorni; a riabilitare tutti i giornalisti che sono stati trasferiti, allontanati o incarcerati per il loro appoggio al movimento studentesco.

Security and calls for examination mark Tiananmen anniversary da France24
Police surround Tiananmen Square
da BBC news

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Marianna Lepore

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