Sri Lanka senza libertà

Il presidente rieletto RajapaksaIn Sri Lanka il presidente in carica Mahinda Rajapaksa ha vinto le elezioni il 26 gennaio. Che le abbia vinte onestamente resta dubbio, considerando il suo curriculum. Si tratta di un uomo spesso accusato di perseguitare la stampa in un paese in cui i giornalisti vengono arrestati e uccisi, 14 morti durante la sua presidenza, in un paese in fondo a tutte le classifiche del mondo in merito al rispetto dei diritti umani. E dopo le elezioni la situazione non sta affatto migliorando.

Il candidato sconfitto, il generale Sarath Fonseka, ha accusato il presidente di brogli elettorali e poco dopo il suo ufficio elettorale è stato perquisito dalla polizia, che ha arrestato 23 persone. Altre 14 persone, soprattutto membri dell’esercito, sono state arrestate per cospirazione. Fonseka è il generale che ha guidato l’offensiva finale contro le tigri Tamil, la scorsa estate, riuscendo a sconfiggerli dopo trent’anni di guerra civile. Ma in seguito il generale ha preso le distanze dal Presidente, sostenendo che gli abusi contro la minoranza tamil e le uccisioni di prigionieri inermi avvenute nelle fasi finali della guerra sono avvenute senza il suo consenso. Il generale contava molto sui voti dei tamil, la minoranza che vive nel nord del paese e costituisce il 12% della popolazione. Ma una gran parte della popolazione tamil vive ancora nei campi profughi in seguito alla guerra, e il governo ha di fatto impedito a molti di loro di votare grazie alla mancanza di mezzi di trasporto tra i campi e i seggi elettorali. Oggi Fonseka sta pensando di fuggire all’estero, vista la pesante atmosfera, e chiede invano ai paesi esteri di protestare con il presidente in carica per la mancanza di democrazia nel paese. 
Di fatto il governo dello Sri Lanka ha buoni rapporti con la Cina, la Russia, l’India, i paesi europei e gli Stati Uniti, infatti è stata opportunamente affossata un’inchiesta dell’Onu sugli abusi della guerra e in genere i media internazionali si occupano pochissimo del paese, degli omicidi di giornalisti e della questione della minoranza tamil, che pure non è affatto diversa rispetto alla questione palestinese. Anche i tamil infatti, dall’indipendenza del paese a oggi, sono stati spesso perseguitati dalla maggioranza sinhalese e i profughi che hanno lasciato il paese sono più di un milione
Oggi il presidente rieletto promette di pacificare e normalizzare la situazione, e finalmente, dopo un anno dal suo omicidio, è stato persino arrestato un presunto responsabile per la morte del giornalista ed editore Lasantha Wickremarunge. Ma la situazione reale è molto diversa: le persecuzioni contro i giornalisti indipendenti continuano come sempre, e Amnesty International ha registrato solo negli ultimi giorni 85 gravi episodi tra intimidazioni, aggressioni e omicidi contro giornalisti, oppositori politici e difensori dei diritti umani. E il parlamento, in vista delle elezioni parlamentari di aprile, ha votato il prolungamento delle leggi di emergenza che permettono l’arresto e la detenzione di presunti oppositori senza mandato e senza processo. La UE almeno ha deciso di sospendere lo status di partner commerciale privilegiato verso il paese del subcontinente indiano, a causa delle infinite violazioni dei diritti umani. La sospensione però sarà in vigore solo tra sei mesi, quindi più che altro si tratta di un blando avvertimento per spingere il governo a migliorare la situazione. Ma in questi giorni sembra davvero molto difficile che lo Sri Lanka possa diventare in tempi brevi una democrazia capace di rispettare e proteggere tutti i suoi cittadini. 

Francesco Defferrari

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