Somalia, la guerra dimenticata

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Ci sono guerre conosciute in tutto il mondo e guerre, invece, di cui non si parla nonostante ogni giorno uccidano centinaia di persone. Una di queste si sta combattendo in Somalia dove, proprio nell’ultima settimana, gli scontri sono aumentati lasciando Mogadiscio nel caos. Così il sindaco, Abdirisaq Mohamed Nur, ha dovuto esortare i pochi cittadini ancora in città a fuggire perché non è più un luogo sicuro.

Nello scontro tra i ribelli di al-Shabaab, un gruppo fondamentalista vicino ad al-Qaeda, e i peacekeeper della missione Amison, schierati a difesa dell’attuale governo di transizione è il popolo ad andarci di mezzo e a cadere sotto i colpi di armi da fuoco.
“Forte preoccupazione” arriva dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, per il peggioramento della situazione della popolazione civile. Già a inizio anno il Pam, il Programma alimentare mondiale delle Nazioni unite, aveva deciso di gettare la spugna e abbandonare il Paese. Dopo aver ricevuto assalti, minacce, uccisioni, riscatti, alla fine era arrivata anche la richiesta di licenziare tutte le dipendenti donne che operano nel paese. Così il Pam ha abbandonato un milione di persone che riuscivano a sopravvivere solo grazie ai suoi aiuti. 
La guerra sta creando un popolo di rifugiati. L’Unhcr stima che dall’inizio dell’anno oltre 100.000 civili somali siano stati costretti a fuggire dalle loro case in tutto il Paese.
E la situazione non è destinata a migliorare, tanto che proprio le Nazioni Unite temono che il complesso per rifugiati di Dadaab, nel nord del Kenya, che già ospita circa 270 mila rifugiati subirà un notevole incremento di nuovi arrivi dalla Somalia.
Il governo somalo, però, potrebbe non essere più solo nel combattere i militanti islamici perché, secondo il New York Times, le forze speciali americane potrebbero aiutare il governo somalo a riprendere il controllo di Mogadiscio.
Se gli americani dovessero intervenire, come precisavano fonti anonime, allora forse il governo di transizione potrebbe riuscire a scacciare i gruppi islamici degli Shebab dalla capitale, come promette dalla fine del 2009.
Alcune fonti locali hanno addirittura assicurato che alcuni aerei spia hanno sorvolato la città portuale di Chisimaio, da poco in mano ai fondamentalisti, per raccogliere informazioni. Ma le fonti sono poi state definite “senza fondamento”.
In questo paese, in guerra da 19 anni, manca tutto. E la situazione umanitaria è disastrosa. Anche perché gli aiuti umanitari dell’Onu non sarebbero stati di grande aiuto. Un dossier del Consiglio di sicurezza accusa il Pam, programma alimentare mondiale della Nazioni unite, di aver portato avanti, in Somalia, una gestione poco trasparente degli aiuti umanitari.
I funzionari del Pam sarebbero i protagonisti di una rete di corruzione che vede coinvolte anche le aziende appaltatrici (che forniscono i beni alimentari) e i capi miliziani. Il rapporto sarà presentato ufficialmente il 16 Marzo nella sede centrale dell’Onu, a New York. “L’integrità della nostra organizzazione è fondamentale e indagheremo su ognuno dei problemi avanzati da questa relazione”, ha detto il direttore esecutivo del PAM, Josette Sheeran.
Il rapporto delle Nazioni Unite suggerisce che il World Food Program ricostruisca da zero il sistema di distribuzione del cibo in Somalia e rompa definitivamente con un sistema di ripartizione totalmente corrotto.
Nel frattempo, però, mentre i potenti decidono cosa fare, chi non muore a causa della guerra e non riesce a fuggire, lotta ogni giorno contro la fame.

Marianna Lepore



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