La nazione che non esiste

bambino soldato a Mogadishu

La nazione che non esiste più è la Somalia, anche se in occidente nessuno lo dice. L’ultimo governo somalo stabile è caduto nel 1991, con la fine della dittatura di Siad Barre. Da allora la Somalia nata dopo la seconda guerra mondiale con la fine del colonialismo italiano e inglese ha cessato di esistere. L’ex Somalia britannica infatti si è staccata subito dal resto della nazione, dichiarandosi stato indipendente con il nome di Somaliland

La sua indipendenza non è stata riconosciuta da nessun paese estero, ma di fatto la regione è indipendente ormai da quasi vent’anni. E’ anche una delle poche zone della Somalia non coinvolta dalle recenti guerre, anche se non si tratta esattamente di uno stato libero e democratico. Dopo il disastroso e inutile intervento dell’Onu tra il 1992 e il 1995, quando le truppe internazionali tentarono inutilmente di riportare l’ordine in Somalia e gli americani entrarono in conflitto con i combattenti islamici, la frammentazione della nazione africana ha continuato a peggiorare. 
Nel 1998 anche il Puntland, la punta nord est del corno d’Africa e parte della ex Somalia italiana, è diventato di fatto un territorio autonomo. Il Somaliland e il Puntland, anche se sono territori più o meno stabili, non riescono a sostenersi economicamente e sono diventati di fatto basi della pirateria, soprattutto il secondo. Anche perché negli anni di guerra e in assenza di uno stato centrale le flotte di pescherecci straniere hanno depredato sistematicamente le coste somale, già ampiamente utilizzate per lo smaltimento illegale di rifiuti tossici e radioattivi europei. Con l’industria della pesca in rovina il Puntland praticamente vive di pirateria. Somaliland e Puntland inoltre hanno una disputa territoriale in corso, anche se gli scontri sono stati sporadici. 
Il sud della Somalia, la gran parte della vecchia Somalia italiana, dove si trova la capitale Mogadishu, è da quasi vent’anni ostaggio di una gravissima crisi umanitaria e combattimenti continui tra signori della guerra e militanti islamici. Dal 2002 anche il Jubaland, l’estremità sud della Somalia, si è dichiarato di fatto autonomo. Nel 2006 si è fatto un tentativo di creare un governo centrale che ha provocato in pratica una guerra tra l’Alleanza per la Pace e le Corti Islamiche, che sono riuscite a conquistare Mogadishu e a impadronirsi di tutta la parte meridionale dell’ex Somalia italiana. 
Tra la fine del 2006 e il 2007 l’Etiopia, appoggiata da bombardamenti degli Stati Uniti, è intervenuta nel conflitto, liberando Mogadishu dalle corti islamiche. Nel marzo del 2007 anche l’Unione Africana e l’Onu hanno mandato truppe per mantenere la pace a Mogadishu, ma intanto la crisi umanitaria peggiora e almeno 300.000 persone sono fuggite in Kenya, mentre gli attacchi di gruppi islamici contro il governo di coalizione e le truppe etiopi continuano ad aumentare. Le corti islamiche sconfitte infatti hanno fondato il movimento di guerriglia Al-Shabaab, e con il ritiro definitivo delle truppe etiopi all’inizio del 2009 hanno in pratica di nuovo una forte presenza in quasi tutta la parte meridionale del paese, compresa Mogadishu, dove gli attentati e gli scontri sono all’ordine del giorno. Il governo di transizione ha già chiesto più volte l’aiuto internazionale per affrontare la guerriglia islamista. Intanto in Somalia, o quello che ne resta, 4 milioni di persone, un terzo della popolazione, sopravvive a malapena solo con gli aiuti umanitari. 
Un’altra storia di successo dell’intervento occidentale nel mondo

Francesco Defferrari


Ordina libri, cd, dvd su Ibs e sostieni il sito

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>