Devono risponderne

Ken Saro-Wiwa

Ken Saro-Wiwa era uno scrittore, giornalista, autore televisivo e poeta nigeriano, impiccato nel 1995 dal governo dittatoriale di Sani Abacha dopo un processo farsa in cui era stato accusato ingiustamente di aver provocato disordini e ordinato omicidi. Ken si batteva in nome del popolo Ogoni contro lo sfruttamento indiscriminato delle compagnie petrolifere nel delta del Niger, in prima linea la Shell.

 Che ora è sotto processo a New York per violazione dei diritti umani e sostegno ad una dittatura assassina, citata dai familiari dello scrittore e degli altri 8 militanti che furono impiccati insieme a lui. La Shell si sarebbe accordata con il regime per mettere a tacere Saro-Wiwa e avrebbe anche pagato milizie private per terrorizzare la popolazione locale. La Shell nega le accuse e anzi sostiene di aver chiesto clemenza al governo nigeriano di allora, ma nel 2001 Greenpeace scoprì che due testimoni che avevano testimoniato contro Saro-Wiwa in seguito ammisero di essere stati corrotti dalla Shell e dal governo. 
Lo scrittore si batteva per portare all’attenzione del mondo il disastro ecologico causato dalle grandi compagnie occidentali nel delta del Niger, senza che le popolazioni locali ricevessero il minimo beneficio economico. Un comportamento che continua, nonostante adesso in Nigeria sia al potere un governo più democratico dopo la morte di Abacha nel 1998, ed è all’origine dei rapimenti e degli attacchi che spesso avvengono nel Delta contro gli occidentali.
Tra le compagnie petrolifere che operano nel delta non c’è solo la Shell, ma anche l’italiana Agip e quasi tutte le maggiori industrie del petrolio. La causa contro la Shell è stata resa possibile da una legge americana del 1789, all’epoca dell’indipendenza dall’Inghilterra, che prevede che le compagnie che operano negli Stati Uniti debbano rispettare le leggi statunitensi anche all’estero. Un segno di grande lungimiranza e civiltà da parte degli uomini che scrissero la Costituzione americana, e che ora potrebbe portare a giudizio altre grandi compagnie e stabilire il principio che non possono permettersi sistematiche violazioni dei diritti umani nei paesi in via di sviluppo. 
Simili cause infatti sono state promosse anche dagli iracheni contro la Blackwater-Xe, dai sudafricani contro General Motors e Ibm per sostegno al regime dell’apartheid, in Ecuador e in Indonesia contro altre grandi compagnie petrolifere. 
Una vittoria nel processo di New York sarebbe un primo piccolo passo per portare le grandi multinazionali, che spesso agiscono in totale spregio dei diritti umani e delle leggi internazionali, di fronte alle loro responsabilità. 
Nel maggio 1995, sei mesi prima della sua morte, Saro-Wiwa scrisse al PEN, l’associazione mondiale degli scrittori: “Che io viva o muoia è insignificante. E’ sufficiente sapere che ci sono persone che impiegano tempo, denaro ed energia per combattere questo male tra i tanti che predominano nel mondo. Se non hanno successo oggi, avranno successo domani. Dobbiamo continuare a lottare per rendere il mondo un luogo migliore per tutta l’umanità. Ognuno con il suo piccolo contributo, a modo suo. Vi saluto tutti”. 

Il sito dedicato a Saro-Wiwa
Il sito dedicato agli abusi da parte della Shell
Il sito del movimento per il popolo Ogoni

Francesco Defferrari

La Vera Prigione

Non è il soffitto gocciolante
non le zanzare ronzanti
nell’umida, miserabile cella.
Non è il rumore della chiave
Mentre il guardiano ti rinchiude.
Non sono le misere razioni
Indegne di uomo o bestia
Nemmeno il vuoto del giorno
che si immerge nell’assenza della notte
Non è
Non è
Non è
E’ la menzogna che è stata martellata
Nelle tue orecchie per una generazione
E’ l’agente di sicurezza senza freno
Che esegue ordini insensibili e disastrosi
In cambio di un misero pasto al giorno
Il magistrato che scrive nel suo libro
Una punizione che sa immeritata
L’inettitudine morale
La decrepitudine mentale
Che dà alle dittature spuria legittimità
Codardia richiesta come obbedienza.
Nascosta nelle nostre anime denigrate
E’ paura pantaloni bagnati
Non osiamo lavare via la nostra urina
E’ questo
E’ questo
E’ questo
Caro amico, che trasforma il nostro mondo libero 
In una tetra prigione. 

Ken Saro-Wiwa

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