Serbia, primo sì verso l’Europa

UnioneEuropeaprimosiaSerbiaAlla fine l’accordo è stato raggiunto e i ventisette ministri degli Esteri riuniti a Lussemburgo hanno sbloccato la domanda di adesione della Serbia per l’ingresso nell’Unione Europea. Due giorni e due notti di trattative per seguire le parole di Catherine Ashton, ministro degli Esteri europeo, che aveva espresso la speranza di un esito positivo.
Ora la commissione europea dovrà esaminare il dossier ma la candidatura serba sarà presa in seria considerazione solo se il paese collaborerà con il Tribunale penale internazionale dell’Aja e si impegnerà a catturare Ratko Mladic e Goran Hadzic. Entrambi latitanti, Mladic era il capo militare dei serbo – bosniaci durante la guerra balcanica degli anni ’90 ed è ricercato per genocidio e crimini contro l’umanità mentre Hadzic era il leader politico serbo – croato.
Fino all’ultimo i Paesi Bassi si erano opposti al via libera per i molti dubbi sulla collaborazione di Belgrado. Dopo aver raggiunto l’accordo, il presidente serbo, Boris Tadic, ha però subito ribadito la determinazione di voler catturare questi due criminali. Ma ha poi dichiarato, in un’intervista all’International Herald Tribune, che sarà molto difficile perché Mladic non è un fuggitivo ordinario. “È un militare con tanta esperienza e quelli che lo hanno protetto e aiutato a nascondersi erano anch’essi ex ufficiali o ufficiali in pensione”. Un diplomatico europeo ha detto che “si tratta di un passaggio puramente tecnico e non stiamo ancora decidendo se dare lo status di candidato all’Ue alla Serbia”, ma è un gesto importante simbolicamente. Dopo la richiesta avanzata dal presidente Boris Tadic il 22 dicembre, è cambiato l’atteggiamento degli Stati europei nei confronti dei serbi. Belgrado ha guadagnato maggior sostegno per la sua candidatura all’Ue da quando lo scorso luglio ha accettato di negoziare con la provincia secessionista del Kosovo.
Ora la condizione essenziale posta dall’Olanda, che aveva sempre bloccato una candidatura serba, è che Mladic e Hadzic vengano arrestati. Intanto nelle prossime settimane la Commissione europea invierà a Belgrado il questionario per verificare il grado di preparazione del Paese in vista dell’apertura dei negoziati di adesione e dovrebbe dare una risposta entro 12-18 mesi.
Da quando Tadic è al governo la Serbia ha fatto molti passi avanti per dimostrare le sue buone intenzioni al resto d’Europa. I negoziati con il Kosovo, la cattura di Radovan Karadzic, il viaggio a Srebrenica (ferita ancora aperta nei Balcani): dimostrazioni dell’impegno di voler dimenticare il passato. Certo c’è ancora il problema di un’estrema destra molto forte tanto da aver messo a dura prova la polizia durante l’ultimo Gay Pride del 10 ottobre scorso. Ma se la Serbia dovesse entrare in Europa potrebbe, come la Croazia e la Bosnia Erzegovina, insegnare molto agli altri Stati e spiegare a tutti noi cosa può accadere a giocare con il fuoco dei localismi, delle religioni, delle divisioni etniche.

Marianna Lepore


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