Aung San Suu Kyi presto libera

AungSanSuuKyiLibera il prossimo 13 novembre: la giunta militare birmana ha annunciato, ieri, che Aung San Suu Kyi potrà lasciare la sua abitazione, dove sta scontando gli arresti domiciliari, una settimana dopo le elezioni legislative. Dopo anni di lotta per riportare la democrazia in Birmania e dopo 15 anni di carcere, la leader dell’opposizione birmana potrebbe finalmente tornare libera.

Non è una vera notizia, perché il regime birmano ha più volte annunciato la liberazione della Suu Kyi negli ultimi sette anni. E agli annunci non è mai seguita la reale libertà. Per questo il suo avvocato ha semplicemente detto “ci crederò solo quando lo vedrò”.
La premio Nobel per la pace nel 1991 non vive più in libertà dall’ultimo arresto, avvenuto nel 2003. Se anche il 13 novembre dovesse tornare libera, sarebbe solo una parziale vittoria. Perché il 7 novembre, quando Aug San Suu Kyi sarà ancora reclusa nella sua casa, si svolgeranno in Birmania le prime elezioni legislative degli ultimi 20 anni.
La giunta militare (che dal 1988 ha cambiato il nome del paese in Myanmar) potrebbe, però, aver solo fatto un annuncio a vuoto. E non ha certamente paura di perdere le elezioni. Liberare la Suu Kyi a scrutinio avvenuto vuol dire evitare che possa apparire in pubblico ed eventualmente parlare. Vuol dire controllare il voto prima ancora che venga esercitato. Anche perché il partito di Aung San Suu Kyi, la Lega nazionale per la democrazia (LDN), è stato sciolto il 6 maggio. Alle ultime elezioni libere nel paese, nel 1990, proprio l’Ldn aveva vinto. Così il regime ha già organizzato tutto per assicurarsi la vittoria del suo partito, lo Union Solidarity and Development Party (Usdp), ed evitare di dover prendere il potere con la forza come già ha fatto proprio trent’anni fa.
Aung San Suu Kyi aveva finito di scontare la sua detenzione ma è stata condannata nell’agosto del 2009 ad altri 18 mesi ai domiciliari per aver incontrato un cittadino americano che era arrivato illegalmente a nuoto nella sua residenza.
Solo il 13 novembre si vedrà se la promessa di liberazione sarà rispettata. L’avvocato della Suu Kyi è convino che l’annuncio sia stato fatto “solo per placare le pressioni internazionali e in particolare le ultime prese di posizione dell’Onu e del presidente Ban Ki Moon”.
La lotta tra i generali al potere e questa minuta donna, sempre più debole e malata, è decisamente impari. E la vera scommessa sarà per quanto tempo Suu Kyi riuscirà ad essere libera. Perché se questo dovesse accadere, allora forse l’ex Birmania potrebbe pensare a uscire dalla situazione di grande disagio in cui è oggi. Invece di pensare a come controllare la leader dell’opposizione, il regime dovrà provare a dare un futuro a questo paese che ha tutto per poter essere ricco: foreste di tek prezioso, terre fertili, gas, spiagge e luoghi di interesse storico e religioso per attirare turisti.
Fino ad oggi, però, nessuno ha pensato come sfruttare tutto questo. L’unico obiettivo era controllare questa donna e non pensare assolutamente alle insopportabili condizioni di vita del popolo, che già in passato ha protestato duramente. Perché il regime, più che da questa donna, potrebbe essere indebolito dalla propria fragilità economica.

Marianna Lepore


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