Sakineh sarà impiccata

SakinehimpiccagioneNon sarà lapidata: Sakineh Mohammadi Ashtiani non morirà sotto il lancio di piccole pietre appuntite. E non perché è stata graziata. Ma perché su di lei, invece della condanna per adulterio, sarà applicata quella per l’omicidio del marito. Il procuratore generale dell’Iran, Gholam-Hossein Mohseni- Ejei, ha annunciato così in conferenza stampa l’impiccagione della donna iraniana.
Sakineh, quindi, non potrà essere lapidata solo perché sarà prima impiccata per la complicità nell’assassinio del coniuge. La notizia è stata data dal Tehran Times e subito dopo rilanciata da tutti i giornali. Al quotidiano iraniano il procuratore generale ha chiesto di non politicizzare la vicenda e ha invitato il popolo a “non farsi influenzare dalla propaganda avviata in Occidente”.
Non tutte le speranze di salvare Sakineh sono state abbandonate, perché mentre il giudice parla di sicura condanna a morte, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ramin Mehman-Parast, lascia aperto uno spiraglio: “Le procedure legali non sono concluse, un verdetto sarà deciso quando saranno terminate”.
Le pressioni internazionali, che già avevano contribuito a frenare la lapidazione, potrebbero avere di nuovo un ruolo importante. Lo sa bene Sajjad Ghaderzadeh, figlio di Sakineh, che parlando con l’ANSA, ha rivolto un appello all’Italia: ”Chiediamo alle autorità italiane di intervenire e aiutarci”, ha detto in lacrime.
L’intervento dei media stranieri nella vicenda, però, non è stato gradito dalle autorità tanto che proprio il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, in un discorso all’assemblea delle Nazioni Unite, a New York, aveva osservato che anche in altri Paesi del mondo è prevista la pena capitale per le condanne per omicidio, ma non la stessa mobilitazione straniera.
Proprio per dimostrare le contraddizioni dell’opinione pubblica occidentale, i media iraniani hanno puntato il dito contro gli Usa, colpevoli di aver ucciso Teresa Lewis, accusata di aver organizzato l’omicidio del marito e del figlio. La Lewis è la prima donna a essere uccisa dal boia in Virginia dopo quasi un secolo e nemmeno il suo ritardo mentale accertato è riuscita a salvarla. Prima ancora che l’iniezione letale venisse fatta, il presidente iraniano aveva approfittato del caso chiedendo al mondo perché “se accade negli Usa è accettabile, mentre la lapidazione di una donna iraniana mostra il lato più oscuro dell’Iran, dove non si rispettano i diritti delle donne”.
È presto per sapere se Sakineh sarà giustiziata. La sua odissea è iniziata nel maggio del 2006 quando un tribunale l’ha condannata a 99 frustate per adulterio, secondo la legge islamica. Sarà dopo aver scontato questa pena che Sakineh dirà al figlio di aver confessato il reato sotto tortura.
La sentenza sarà poi confermata nel 2007 dalla Corte suprema iraniana e solo nel giugno del 2010 i figli lanciano un appello per salvarla dall’esecuzione. Da allora la mobilitazione internazionale ha coinvolto anche la premier dame di Francia, Carla Bruni, e il presidente brasiliano Lula.
Oggi la dichiarazione del giudice, poi smentita da un magistrato che parla di “un processo non ancora finito”. Sakineh nel frattempo aspetta. E come lei molte altre donne, nel silenzio del mondo.

Marianna Lepore

 
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