Sakineh, condanna sospesa

SakinehAshtianiSakineh Mohammadi Ashtiani non sarà lapidata a morte. Le autorità iraniane hanno annunciato la sospensione della condanna per la donna colpevole di adulterio. Il portavoce del ministro degli esteri Ramin Mehmanparast, ha dichiarato alla tv di stato in lingua inglese, Press tv, che “il verdetto è al momento sotto revisione”.

La decisione arriva a poche ore dalla risoluzione del Parlamento europeo, votata all’unanimità, in cui si chiedeva all’Iran di riesaminare il caso della donna e si definiva la sentenza “una barbarie”. Nella stessa risoluzione, il Parlamento ha chiesto anche la sospensione dell’esecuzione di Ebrahim Hamidi, un ragazzo di 18 anni accusato di sodomia.
Se la comunità internazionale tira un sospiro di sollievo, in realtà questa decisione non fa che inasprire i rapporti tra Iran e paesi occidentali. Nell’articolo di Press tv, infatti, il ministro non ha dubbi nel dichiarare che “difendere una persona processata per omicidio non dovrebbe essere una questione di diritti umani”. E provocatoriamente ha aggiunto che se la liberazione di tutti i colpevoli di omicidio rientrasse nella “difesa dei diritti umani” allora i paesi Europei dovrebbero liberare tutti gli assassini in carcere in nome dei diritti umani.
Sakineh Mohammad Ashtiani era stata condannata nel maggio 2006 per “relazione illegale” con due uomini e aveva subito ricevuto una prima condanna a 99 frustrate. Da allora è in carcere e, successivamente, è stata accusata anche di essere coinvolta nell’omicidio del marito. La notizia della condanna alla lapidazione era riuscita a fare il giro del mondo. Tanti appelli, petizioni, manifestazioni, sono state organizzate in questi mesi per chiedere la sua liberazione. E molte personalità, politiche e non, avevano chiesto al governo iraniano di liberare Sakineh. Tra queste anche la premier dame di Francia, Carla Bruni, e alcuni politici italiani. Appelli non graditi, tanto che il comitato dei diritti dell’uomo del parlamento iraniano li ha definiti “interferenze” e “propaganda”. I riflettori ora si spegneranno sulla sorte di Sakineh, ma la lapidazione, in Iran, non cesserà. In seguito alla rivoluzione islamica del 1979, molte donne e uomini sono morti sotto il lancio di pietre. Ribelli al regime, donne accusate di tradimento, omosessuali: tutti sottoposti al rito della lapidazione. Per questo, oggi, il ministro iraniano dice: “È un caso come tutti gli altri.”

Marianna Lepore

 
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