Spagna, si riapre il dibattito sull’aborto

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In Italia è consentito dal 1978 con la legge 194 mentre in Spagna la prima depenalizzazione, solo per tre casi specifici, fu approvata nel 1985. Eppure la parola aborto ancora oggi provoca molte discussioni e proteste. 

Le ultime stanno prendendo forma in questi giorni in Spagna dove il governo socialista di José Luis Rodriguez Zapatero ha fatto riaprire il dibattito su questo tema complesso dopo aver preso la decisione di riformare la legge sull’aborto

Fino a questo momento l’interruzione di gravidanza, nel paese iberico, è consentita solo in tre casi: malformazione del feto, gravidanza frutto di violenza e pericolo per la salute psichica o fisica della donna. Nessun limite, invece, riguardo ai tempi della gravidanza. La nuova normativa, invece, consentirà l’aborto libero fino alla 14esima settimana di gestazione e fino alla 22esima in caso di grave rischio per la vita e la salute della madre o in caso di serie anomalie del feto.
La legge, quindi, introdurrebbe dei limiti che ora non esistono, ma soprattutto consentirebbe alle minorenni di abortire anche senza il consenso dei genitori. Ed è su questo punto che la chiesa cattolica e gli esponenti del partito popolare hanno iniziato a inveire.
La Spagna, paese da sempre cattolico, potrebbe in questo modo prendere sempre più le distanze dal Vaticano. Ma di fatto non introdurrebbe una grande novità. Dal 2002, infatti, una legge sull’autonomia del paziente aveva stabilito che dai 16 anni in poi si possono prendere decisioni autonome su qualsiasi intervento medico. Se quella legge permette quindi a un minorenne di decidere se sottoporsi a un complicato intervento a cuore aperto o ad un altro di sola natura estetica non si capisce perché, invece, l’aborto non debba essere compreso nell’elenco. La stessa ministra dell’Uguaglianza, Bibiana Aido, ha, infatti, ricordato come questa legge può anche “tutelare la minorenne che decide di tenere il suo bambino contro il parere dei suoi genitori”.
Sulla legge sarà il parlamento a dire l’ultima parola. Così mentre le critiche esplodono la ministra Aido si lascia scappare con la stampa “che alla Chiesa compete dire semmai che l’aborto è peccato. Non che è un delitto. E al governo spetta elaborare leggi che riguardano tutti i cittadini”.
E in un paese come il nostro, dove il Vaticano da sempre si intromette nelle scelte legislative la sua dichiarazione fa quasi sperare che magari in futuro c’è qualche possibilità che lo Stato e la Chiesa vivano effettivamente in due stati separati. Anche da noi, dove i telegiornali e i quotidiani ci annunciano ogni settimana le dichiarazioni del Papa rubando semmai spazio alle notizie, più serie, importanti e interessanti, che arrivano dal Sud del mondo di cui normalmente non si parla mai.
I numeri, comunque, non aiutano chi cerca di capire qualcosa sul tema delle interruzioni di gravidanza. Tanto in Italia, quanto negli altri paesi. Il numero degli aborti negli ultimi 10 anni, in Spagna, è infatti raddoppiato ma in molti giustificano questo dato con il forte aumento dell’immigrazione, perché il 50% delle interruzioni di gravidanza sarebbe praticato da straniere. Il che dimostrerebbe, ancora una volta, che nonostante la scarsa informazione delle minorenni, nonostante la loro spregiudicatezza e volontà di bruciare sempre più tappe il prima possibile, di fatto non siano così sprovvedute come si pensa.
E se anche lo fossero non sono certo quei due anni di differenza con le loro sorelle maggiori che gli permette di fare una scelta difficile come questa con più o meno consapevolezza.

Marianna Lepore

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