Il più amato dagli americani

Obama“Sono fiducioso, ma non contento del presente”: è la frase che racchiude meglio i primi 100 giorni della presidenza Obama. I sondaggi lo danno ancora vincente. Secondo ABC e Washington Post il 69 per cento degli americani si fida di Barack.
Il risultato è sorprendente: Obama, infatti, ha un indice di popolarità superiore a quello di tutti i suoi predecessori negli ultimi 30 anni. Ben sette americani su dieci approvano la sua politica, ma non è completamente roseo il quadro generale. Molti americani non sono d’accordo, infatti, con l’aiuto economico verso le imprese che ha permesso il salvataggio di alcune grandi aziende. Così come in molti storcono il naso sulla scelta di condannare la tortura e il waterboarding ma non chi l’ha praticata. Certo la pubblicazione dei fascicoli della Cia ha permesso che venissero alla luce molti segreti della presidenza Bush ma per molti americani non è stato abbastanza.

A far vincere Obama è ancora il suo forte carisma, lo stesso che gli ha fatto vincere le primarie e poi le elezioni. Nonostante la crescente perdita di posti di lavoro in America, nonostante la crescita del debito pubblico, gli americani credono che il presidente ha guidato “nel modo giusto” gli Stati Uniti. Lo conferma un sondaggio condotto dalla Associated Press con GfK Roper Public Affaire and Media.
Obama continua a far leva sull’ottimismo e per il momento ha successo. “Abbiamo iniziato il lavoro di rifare questo Paese” ha detto alla stampa, ma il cammino sembra difficile. Gli ultimi dati economici confermano che il Pil americano si è contratto del 6,1% nei primi tre mesi del 2009. Una caduta così forte non si aveva dai tempi della presidenza di Eisenhower e la prospettiva non è delle migliori perché la diffusione della febbre suina negli States potrebbe avere effetti anche più devastanti sull’economia.

Qualcuna delle promesse fatte è stata avverata. L’assistenza sanitaria gratuita è stata estesa a 4mila bambini; è stato deciso un calendario di ritiro delle truppe dall’Iraq; si è tesa una mano verso il mondo islamico, con un approccio totalmente diverso verso i presunti terroristi; e anche i rapporti con Cuba hanno preso una strada nuova.
Ma ora Obama dovrà concentrarsi su quelli che erano altri punti forti della sua campagna elettorale: l’estensione per ogni americano dell’assistenza sanitaria gratuita e l’utilizzo delle energie rinnovabili. Proprio su queste dovrà concentrarsi visto che aveva puntato su questo tipo di sviluppo per far riprende l’economia americana e creare nuovi posti di lavoro.

Qualche piccolo passo è stato poi fatto nei confronti di Cuba. L’embargo commerciale che dura da 47 anni durerà probabilmente ancora a lungo, ma Obama ha rimosso alcune restrizioni sui viaggi dei cubani ormai residenti negli Stati Uniti. E ha deciso di farlo proprio pochi giorni prima del vertice di Trinidad e Tobago del 19 aprile. Lì ha potuto stringere la mano a Hugo Chavez che è stato tra i più critici leader sudamericani nei confronti dell’amministrazione Bush. Proprio durante il vertice ha confermato l’importanza di mantenere relazioni equilibrate con tutti i paesi. La strada da fare è comunque ancora molto lunga.

Certo Obama ha portato nel mondo una ventata di ottimismo verso quegli Stati Uniti dipinti come il male negli ultimi anni. Accerchiato anche da una famiglia “simpatica” sta cercando di non allontanarsi dal suo elettorato. Nel frattempo, nel resto del mondo, i leader politici cercano di imitarlo per ottenere gli stessi risultati. L’ultimo in ordine di tempo è l’iraniano Ahmadinejad che, in previsione delle elezioni del 12 giugno, imita Barack con un video in cui davanti ad una lavagna scrive, in farsi, “noi possiamo”. Lo slogan che ha visto vincere Obama ora potrebbe portare un nuovo vincitore.

Marianna Lepore

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