Cina: moglie del nobel Liu Xiaobo ai domiciliari

liu_xia_arrestidomiciliariLiu Xia, moglie del dissidente cinese e premio Nobel per la Pace, Liu Xiaobo, ha confermato di essere agli arresti domiciliari nella sua casa di Pechino. La notizia è arrivata attraverso Twitter ed è la dimostrazione di quanto questo premio non sia stato gradito dal governo cinese. Liu Xia era scomparsa nella notte di venerdì scorso dopo aver lasciato il suo appartamento scortata dalla polizia. Poi più nulla, fino al messaggio su Twitter di questa notte.

“Fratelli”, scrive la poetessa cinese, “sono tornata a casa. L’8 di ottobre mi hanno messo agli arresti domiciliari. Non so quando sarò in grado di vedere qualcuno”.
Liu Xia è riuscita a incontrare il marito, ma non è ancora chiaro se l’incontro sia avvenuto in carcere o in una località segreta. Poi è stata riaccompagnata a casa dove ora è guardata a vista dalla polizia. “Mi hanno rotto il telefono”, ha scritto, quindi ora qualsiasi comunicazione è impossibile. Deve rimanere isolata dal mondo esterno, proprio come fosse in carcere. Ma nei suoi confronti non c’è stata alcuna incriminazione formale, come ha ricordato il gruppo americano in difesa dei diritti umani, Freedom Now. La Liu è stata felice di aver visto il marito ma, proprio poco prima di lasciare il suo appartamento, aveva già dichiarato di essere stata “costretta” a partire dalla polizia. Un modo per evitare che rilasciasse dichiarazioni ai giornalisti stranieri.
Alla notizia del Nobel, Liu Xiaobo è scoppiato in lacrime – ha raccontato la Xia – e lo ha dedicato ai “martiri di Tiananmen”. Era stato uno dei leader del movimento nel 1989 e fu uno dei pochi, dopo la repressione nel sangue, a non rinnegare quei principi o emigrare all’estero. Nel 2008, Liu è stato tra i promotori del documento Charta 08 che chiedeva “la fine del regime monopartitico comunista e l’istituzione di un sistema basato sui diritti umani, lo stato di diritto e la democrazia”. Il documento chiedeva libertà fondamentali per una democrazia come la libertà di riunione, di stampa e di religione. In pochi mesi il manifesto ha raccolto novemila firme, ma il regime non ha ascoltato nessuna delle richieste.
Poi il governo di Pechino ha condannato a 11 anni di carcere Liu Xiaobo per “incitamento a sovvertire il potere dello stato”.
In Cina i mezzi d’informazione, oggi, continuano a non dire nulla di questo premio Nobel, a non raccontare degli arresti domiciliari di sua moglie. Non è una novità, è la solita censura che ha interrotto la diretta della Bbc e della Cnn appena si era diffuso il nome del vincitore. Il regime ha imposto il black out mediatico e sui più famosi motori di ricerca cinesi (Sina o Sohu Baidu), scrivendo «Liu Xiaobo», «premio Nobel» e «8 ottobre 2010», compare un messaggio che ammonisce: «i risultati della ricerca potrebbero non essere conformi alle leggi, al regolamento e alle politiche, non verranno visualizzati».
Se nei circoli intellettuali c’era esultanza all’annuncio del primo premio Nobel a un cinese, in pochi sanno veramente chi sia Liu Xiaobo. Secondo il Comitato del Nobel, “Liu è stato un grande difensore dei diritti umani in Cina”, e alla fine è diventato il simbolo principale di questa lotta.
Da qualche giorno anche sua moglie, Liu Xia, è diventata il simbolo di una Cina che non vuole cedere di fronte alle libertà fondamentali dell’individuo. Oggi Liu Xia vive sotto stretta osservazione dei militari e ieri è stato anche impedito ad una delegazione di diplomatici europei di farle visita.

Marianna Lepore


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