Pace, il Nobel a Obama

Barack ObamaQuando un anno fa correva per la Casa Bianca, era già riuscito a scaldare i cuori di molti americani. La sua giovane età, il suo sorriso, i sogni che voleva realizzare erano già tutto dopo 8 anni di presidenza Bush. Oggi Obama torna a sorridere. Dopo molte indiscrezioni è arrivata la conferma: il premio Nobel per la pace 2009 è stato conferito al presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, “per i suoi sforzi straordinari volti a rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli”.
La decisione su Obama è stata presa all’unanimità e il premio gli sarà consegnato a Oslo il 10 dicembre. A lui va il merito, secondo il presidente del comitato del Nobel, Thorbjoern Jagland, di essere stato capace di dare speranza in un mondo migliore e di catturare l’attenzione del mondo. Ora il partito democratico americano avrà un terzo premio Nobel dopo quello assegnato, sempre per la pace, all’ex vicepresidente Al Gore nel 2007 e a Jimmy Carter nel 2002. In quei casi, però, nessuno dei due era più in carica e soprattutto non ricopriva questo ruolo da così poco tempo.

Qualcuno, e a dirlo è stato proprio Thorbjoern Jagland, potrebbe considerare questa assegnazione prematura, ma per statuto il premio va assegnato a chi ha fatto il massimo per la pace nell’anno precedente. Il comitato ha voluto premiare il giovane presidente anche per “la visione e gli sforzi per un mondo senza armi nucleari”.
Obama ora entrerà in una lista che comprende Martin Luther King Jr, vincitore nel 1964, Henry Kissinger, 1973, Madre Teresa di Calcutta, 1979, Nelson Mandela, 1993 e Yasser Arafat, Shimon Peres e Yitzak Rabin, 1994, che tanto provarono a mettere pace in quel territorio che è ancora devastato dagli scontri e in cui gli Stati Uniti giocano un ruolo fondamentale.
Il Presidente americano, secondo la motivazione del Comitato, è convinto che “coloro che guidano il mondo debbano farlo sulla base di valori e atteggiamenti condivisi dalla maggioranza della popolazione”.
E proprio in questo senso Obama è riuscito a creare un nuovo clima nella politica internazionale, in cui gli Stati Uniti sono disposti al confronto e riconoscono alle organizzazioni internazionali la giusta importanza. “Grazie a Obama, gli Stati Uniti hanno oggi un ruolo più costruttivo nel rispondere alle grandi sfide climatiche che il mondo ha davanti. Raramente una persona riesce a catturare, allo stesso tempo, l’attenzione del mondo e a dare alla sua gente la speranza per un futuro migliore”.
E’ di speranza che parliamo. E’ questo il segreto di Obama, riuscire a dare speranza a chi è intorno a lui. Ha rilanciato il dialogo con il mondo musulmano, sta cercando di affrontare i rapporti con l’Iran, ha avviato una intensa campagna contro la proliferazione nucleare, ma l’altra faccia della medaglia esiste. Il conflitto in Afghanistan è ancora lì. Con i suoi morti e la sua distruzione.
Una settimana fa 11 civili sono stati uccisi nella provincia di Helmad, comprese donne e bambini, e nessun talebano è stato colpito. E negli ultimi mesi il numero di civili uccisi “per errore” non è diminuito. Dall’inizio dell’anno ad Agosto in Afghanistan sono stati uccisi circa 1.500 innocenti. La gran parte sono vittime non di attacchi suicidi ma di azioni condotte dalle forze americane e della Nato.
Ieri, invece, durante un raid aereo è stato un bambino ad essere ucciso accidentalmente. Certo, le forze americane avevano urlato di uscire dall’abitazione prima di entrare armati, ma un bimbo, impaurito, non aveva seguito gli altri. E il fuoco non gli ha dato scampo.

Non saranno queste notizie a rovinare la giornata di festa per Barack Obama. Non può da solo risolvere i problemi costruiti in anni di politica del terrore. La strada, però, è decisamente lunga. Magari il Nobel per la pace riuscirà a fargli prendere decisioni senza seguire i suoi consiglieri. Ma solo i suoi sogni, che l’hanno portato fino a questo traguardo.

Marianna Lepore

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