Cinquecento anni di resistenza

Peru

Gli indios peruviani in rivolta per salvare la foresta amazzonica si sono scontrati con la polizia. Il numero dei morti è incerto, sarebbero almeno 40 tra indigeni e poliziotti. Gli abitanti del luogo si ribellano contro i piani di sfruttamento petrolifero della foresta. La situazione di scontro è iniziata ad aprile quando molte comunità etniche dell’amazzonia si sono dichiarate in guerra con il governo per opporsi a una serie di decreti legge che autorizzano lo sfruttamento del loro territorio.

 Ora l’attenzione internazionale sulla vicenda potrebbe costringere il governo di Alan Garcia a fare qualche passo indietro per arrivare a un negoziato. 
Gli indios sostengono di essere stati attaccati dal governo dopo 50 giorni di protesta pacifica e blocchi stradali e fluviali. Garcia è già sotto inchiesta in Peru per crimini contro l’umanità a causa del mezzi violenti usati nella repressione del terrorismo senderista durante il suo precedente mandato, ma non potrà essere processato fino a quando resterà in carica. 
La storia degli indios peruviani che difendono la loro terra dalle multinazionali del petrolio, che spadroneggiano nel paese grazie ai loro appoggi interni e internazionali, compagnie statunitensi in prima linea, assomiglia a molte altre storie di popoli indigeni nel mondo, sacrificati volentieri nei paesi in via di sviluppo in nome dell’economia. La motivazione ufficiale è sempre il bene comune dello stato, quella reale è sempre l’arricchimento di una piccola elite economica. Come sostiene Garcia, dato che gli indigeni sono una minoranza numerica e territoriale non c’è niente di sbagliato nel distruggere la loro terra e rubare le loro risorse. 
La storia degli indios peruviani è solo l’ultimo episodio di 500 anni di resistenza delle popolazioni amerinde contro la colonizzazione e lo sfruttamento, una resistenza iniziata con lo sbarco di Colombo nel 1492 e mai finita, anche se quasi sempre condannata alla sconfitta. Prima la resistenza era contro la colonizzazione europea, poi è diventata una lotta contro le elite economiche e politiche dei paesi sudamericani, per decenni appoggiati dai governi statunitensi senza che gli fosse mai chiesto in cambio il minimo rispetto dei diritti umani
Anche se ormai molti paesi del Sud America hanno eletto governi tendenzialmente di sinistra che hanno preso le distanze dal colonialismo economico degli Stati Uniti, quello che si vede ora in Peru e quello che si è visto negli anni in Colombia, due paesi ancora molto vicini agli Usa, non depone a favore degli standard morali della politica estera statunitense. E’ questo che il nuovo Presidente Obama vorrebbe cambiare, e si spera che lo faccia davvero. 

Francesco Defferrari

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