La fine della Palestina

Gerusalemme dal Monte degli OliviLa questione palestinese è un tema dove la verità spesso scompare sepolta da montagne di ideologia. I media occidentali, italiani in particolare, già da tempo hanno un atteggiamento fortemente pro israeliano che in pratica nasconde tutte le notizie che riguardano le difficoltà e le sofferenze dei palestinesi. I media islamici, e alcuni settori politici occidentali, fanno invece il contrario e attribuiscono la colpa di tutto a Israele.

La verità ovviamente è diversa. Non è corretto dire che la verità “sta nel mezzo”, perché non significa nulla. Semplicemente la verità non è semplificabile con le ideologie, buoni e cattivi, bianco e nero. La verità è che i palestinesi sono finiti triturati in un gioco politico complesso e ora sono completamente sconfitti. Gaza e la Cisgiordania sono state rinchiuse dietro muri insuperabili, controllati dall’esercito israeliano, che non processerà mai i suoi generali e i suoi soldati per i crimini di guerra commessi a Gaza. La libertà di stampa nei territori palestinesi è stata molto limitata. Israele controlla l’accesso all’acqua, il passaggio delle merci e delle persone, nel caso di Gaza con l’appoggio egiziano, e decide i permessi di costruzione. E questo significa che i coloni israeliani possono costruire a Gerusalemme est e in Cisgiordania, ma i palestinesi no. Israele in pratica ha intenzione di affamare la striscia di Gaza fino al crollo di Hamas. E in Cisgiordania l’obiettivo e far diventare i palestinesi una minoranza. Qualsiasi autonomia politica potranno avere in futuro arriverà come una concessione di Israele, e sarà la minima concessione possibile.
Ma come si è arrivati a questa situazione drammatica? Con una serie di scelte strategiche suicide compiute dalla leadership palestinese. Nel 1948 i palestinesi, appoggiati da tutti gli stati arabi, rifiutarono la risoluzione dell’Onu, accettata dagli ebrei, che prevedeva di creare uno stato ebraico molto più piccolo dell’attuale estensione di Israele, con Gerusalemme come città aperta e condivisa. I palestinesi consideravano ingiusta la divisione, perché allora erano la maggioranza della popolazione, e gli stati arabi, sicuri di vincere, avevano comunque intenzione di scatenare una guerra e “sterminare gli ebrei” (come dichiarò il segretario della Lega Araba, che comprendeva comandanti che avevano combattuto per i nazisti). Invece gli stati arabi subirono una devastante sconfitta, e furono nuovamente sconfitti anche nel 1967 e nel 1973, nonostante l’appoggio dell’Urss. Nel corso degli anni, uno dopo l’altro gli stati arabi si sono messi d’accordo con Israele e hanno abbandonato la causa palestinese. Nel 1989 anche l’Urss è caduta. Il terrorismo, sia quello internazionale che quello all’interno di Israele, non ha ottenuto nulla. La prima e la seconda intifada non hanno ottenuto nulla, se non un peggioramento delle condizioni dei palestinesi. Intanto i 700.000 profughi palestinesi che nel 1948 fuggirono da Israele ora sono più di 4 milioni, ma le loro speranze di ritornare o anche di avere un proprio stato con i 3,7 milioni che vivono nei territori sembrano praticamente nulle. Gli ebrei che nel 1948 erano 600.000 oggi sono 6 milioni, e circa 500.000 vivono a Gerusalemme est o in Cisgiordania, teoricamente territori palestinesi, mentre 1 milione e mezzo di arabi, cristiani e musulmani, vivono in Israele. L’espansione della popolazione ebraica, oltre alla crescita naturale, è stata causata anche dalle persecuzioni contro gli 850.000 cittadini ebrei che un tempo vivevano in tutti i paesi islamici, e che dal 1948 in poi furono costretti a fuggire in massa in Israele. Il mondo islamico in pratica ha danneggiato la causa palestinese più che favorirla, perché gli stati arabi l’hanno sempre utilizzata per fini politici interni e poi l’hanno di fatto abbandonata quando non serviva più. 
I palestinesi stessi erano convinti di poter sconfiggere Israele con la violenza e invece sono stati ripetutamente sconfitti. La verità è che senza violenza i palestinesi avrebbero potuto ottenere molto di più di quello che hanno ora, praticamente niente. Se avessero accettato il compromesso del 1948, per quanto imperfetto e ingiusto, ora avrebbero un loro stato indipendente. La giustificazione è sempre stata che la lotta armata e il terrorismo erano la risposta inevitabile alla violenza di Israele. Ma di fatto, quando si è molto più deboli la violenza è sempre una strategia perdente. Oggi, grazie all’azione combinata del terrorismo palestinese e dei falchi israeliani, la sinistra e i pacifisti all’interno di Israele sono stati praticamente cancellati dalla politica. Gli estremisti da ambo le parti hanno sempre fatto di tutto per intensificare lo scontro, ma soltanto la destra israeliana ne ha ricavato un vero, duraturo vantaggio e ne è uscita vincitrice. Mentre i palestinesi, più volte sconfitti, ora sono tutti, estremisti e moderati, alla mercè dei vincitori. 

Francesco Defferrari

 
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