La pace impossibile

Aquiloni a Gaza

Della Palestina normalmente se ne parla soltanto quando c’è una rivolta o un attacco israeliano. In realtà la Palestina esiste anche quando i media non ne parlano affatto e deve affrontare ogni giorno enormi problemi. In Cisgiordania ad esempio la costruzione del muro e le colonie israeliane continuano a rendere impossibile la vita quotidiana dei palestinesi che vivono nelle vicinanze. 

Il presidente Usa Obama aveva invitato il governo israeliano a fermare le colonie nei territori palestinesi, ma la disponibilità a farlo sembra molto scarsa. In Cisgiordania ci sono 133 colonie israeliane con 300.000 abitanti, che hanno trasformato la regione in un labirinto di muri, posti di blocco, barriere e postazioni militari per 2 milioni di palestinesi. Le proteste contro il muro vanno avanti, represse dall’esercito israeliano che a marzo 2009 ha anche ferito gravemente un attivista americano del movimento pro palestinese.
Nessun partito israeliano a parte l’ormai debole sinistra osa proporre un ritiro nei confini del 1967. In questa situazione l’idea di Obama di poter creare due stati sembra senza speranza, anche perché l’attuale governo israeliano non ha nemmeno intenzione di cedere all’Autorità Palestinese Gerusalemme est, la parte della città a maggioranza araba che i palestinesi vorrebbero come capitale del loro stato, ma che il 66% degli israeliani vuole tenere. La zona è già stata annessa a Israele anche se secondo le leggi internazionali è territorio occupato e ha già 200.000 residenti israeliani, con nuove costruzioni in corso. Nel 1993 Arafat e Rabin firmarono gli accordi di Oslo, che però non prevedevano nessun blocco agli insediamenti ebraici, la cui popolazione infatti nel giro di una decina d’anni è più che raddoppiata. Secondo i palestinesi quindi l’annessione è il vero obiettivo a lungo termine degli israeliani, e difficilmente Obama riuscirà a impedirlo.
Nella striscia di Gaza la situazione non è molto migliore. Lì gli 8000 abitanti degli insediamenti israeliani sono stati ritirati completamente nel 2004, ma il confine è chiuso da quando Hamas ha preso il potere nel 2007, creando così l’enclave più sovrapopolata del pianeta, 1 milione e mezzo di persone che vivono in condizioni difficilissime. Anche la riapertura delle scuole è difficile, con 300 edifici scolastici distrutti o danneggiati nei bombardamenti israeliani durante l’operazione Piombo Fuso1300 morti palestinesi e 13 israeliani, con accuse da parte dell’Onu e delle organizzazioni umanitarie su crimini di guerra commessi da Israele e anche da Hamas.
In occidente l’informazione tende ad essere a senso unico, e infatti si parla solo delle restrizioni religiose volute da Hamas nelle scuole di Gaza. In seguito all’attacco israeliano oggi l’85% dei residenti di Gaza vive con meno di due dollari al giorno, la soglia mondiale della povertà. La libertà di stampa nella zona subisce ogni genere di ostacoli da parte di Hamas, dall’Autorità Palestinese e da Israele. A Gaza è difficile anche portare aiuti umanitari, e anche se si parla soltanto dei razzi che Hamas ha lanciato in passato contro Israele capita spesso che i soldati israeliani sparino ai contadini che si avvicinavano troppo al confine. Lo stesso accade ai pescatori lungo le coste di Gaza. Il Ramadan quest’anno sarà molto sobrio a Gaza, visto che l’unico commercio verso la striscia avviene tramite il contrabbando nei tunnel sotto il confine egiziano, anch’esso ufficialmente chiuso, e i prezzi di qualsiasi cosa sono raddoppiati o triplicati rispetto a un paio d’anni fa. L’unica notizia positiva degli ultimi tempi a Gaza è stato il record mondiale di 5000 aquiloni simultaneamente in volo, stabilito dai bambini della striscia a fine luglio. 
L’obiettivo di Israele ovviamente è rendere la vita impossibile ad Hamas, che ha ancora come obiettivo dichiarato la distruzione dello stato ebraico. La situazione non è molto favorevole ai colloqui di pace, che dovrebbero ripartire a settembre, ma soltanto tra Israele e l’Autorità Palestinese della Cisgiordania. Dopo decenni di guerra, con la scarsa disponibilità di Israele al dialogo e a concedere qualsiasi cosa ai palestinesi, una pace duratura sembra sempre più impossibile

Francesco Defferrari

 
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