Nozze gay: per Obama incostituzionale il divieto

MarriageActObamaSembrerebbe una notizia da poco confrontata con tutto quello che in questi giorni sta succedendo in Libia ma ieri è stata presa dal presidente americano, Barack Obama, una decisione storica che cerca di garantire uguali diritti a tutti i cittadini. L’inquilino della Casa Bianca ha annunciato che il Dipartimento di Giustizia non difenderà più nelle corti federali il ‘Marriage Act’, la legge americana che non riconosce automaticamente in tutti gli stati il matrimonio tra omosessuali.

Non sarà quindi più responsabilità del governo federale degli Stati Uniti difendere il Doma (Defense of Marriage Act), la legge che riconosce come matrimonio “vero” solo quello tra persone di sesso diverso. Perché quella legge non fa che perpetuare una discriminazione verso alcuni cittadini. Ed è il benessere del cittadino, di qualsiasi orientamento sessuale, che deve stare a cuore dello Stato e del suo Presidente.
In particolare la legge impedisce che i matrimoni gay contratti nei singoli stati (quindi in quelli dove sono legali) siano riconosciuti dal governo federale e stabilisce che uno Stato dove il matrimonio gay non è ammesso, non può essere obbligato a riconoscere le nozze celebrate in un altro Stato dell’Unione.
A partire dal 1996, quando la legge è stata approvata con lo scopo di ostacolare la diffusione dei matrimoni omosessuali, molte coppie gay hanno fatto ricorso alle corti federali reclamando l’incostituzionalità del provvedimento. Lo Stato, però, aveva sempre appoggiato la norma pur di fronte a evidenti casi di discriminazioni. La legge era stata voluta sia dai repubblicani sia dai democratici in un periodo storico in cui alcuni stati dell’unione iniziavano a discutere della possibilità di rendere legale il matrimonio tra persone dello stesso sesso: e dato il vincolo di reciprocità che lega gli stati americani, non esistevano ragioni perché un matrimonio gay contratto alle Hawaii, ad esempio, non dovesse risultare valido nel resto dell’unione. Secondo la costituzione americana, infatti, gli stati hanno l’obbligo di riconoscere i titoli di studio, i documenti d’identità, i procedimenti giudiziari e lo status legale dei cittadini. Il DOMA venne quindi approvato per impedire che, qualora uno stato avesse legalizzato il matrimonio gay, alla fine si arrivasse alla legalizzazione in tutti gli Stati Uniti. Da qui la scelta di non obbligare nessuno stato a riconoscere un documento di qualsiasi altro stato che considerasse legale i matrimoni tra persone dello stesso sesso.
L’iniziativa del presidente Obama ha già ricevuto l’approvazione degli attivisti per i diritti dei gay che fino ad ora avevano criticato spesso il presidente per essersi mosso troppo lentamente nei primi due anni del suo mandato nell’affrontare questo problema. “Questo è un punto di non ritorno per il movimento dei diritti gay che avrà effetti a catena”, ha detto Antony D. Romero, direttore esecutivo della American Civil Liberties Union.
Se i tribunali dovessero essere d’accordo su questo nuovo modo di interpretare la discriminazione a danno dei gay, allora c’è già chi osserva che questo provvedimento potrebbe aprire la strada alla modifica di altre leggi che trattano in maniera “diseguale” le coppie gay (ad esempio quelle relative alle adozioni o quelle sull’acquisizione della cittadinanza per il coniuge non cittadino americano).
Intanto oggi le Hawaii sono diventate il settimo stato americano a legalizzare le unioni civili tra persone dello stesso sesso.

Marianna Lepore

 
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