Il timido Obama

Barack ObamaE’ difficile dire se il viaggio di Obama in Cina abbia ottenuto qualche risultato. Il presidente americano ha raggiunto un compromesso con la nazione asiatica sul cambiamento climatico, che però in pratica esclude decisioni vincolanti al vertice di Copenhagen a dicembre. Ha chiesto la liberazione di Aung San Suu Kyi in Birmania, ma non ha detto niente ai cinesi in merito ai tanti dissidenti imprigionati e alla repressione della minoranza uigura in Xinjiang.

Per molti l’atteggiamento disponibile e morbido della sua amministrazione con il governo cinese è un errore perché permette alla Cina di continuare indisturbata la sua repressione interna e mantenere il suo costante appoggio a regimi autoritari come Birmania, Vietnam, Corea del Nord e altri. Qui non parliamo di concetti astratti, parliamo di persone che vengono imprigionate e uccise senza avere commesso alcun crimine, solo perché hanno criticato il partito dominante o si sono battute per la libertà.
Anche il “compromesso” in tema di ambiente non viene visto in maniera positiva, soprattutto in Europa, dove la UE era disponibile a raggiungere un accordo molto più ambizioso al vertice di Copenhagen, che garantisse il taglio della metà delle emissioni di anidride carbonica entro il 2050. Ma Obama si trova in difficoltà perché le sue leggi ambientali non verranno approvate nel Congresso Usa prima del prossimo anno, i repubblicani fanno le barricate e probabilmente non si vuole trovare nella situazione di Al Gore dopo Kyoto, che aveva firmato l’accordo, ma poi il Congresso non lo aveva ratificato.
Per quanto riguarda la Cina inoltre il gigante asiatico ha un potere economico sugli Stati Uniti sempre più grande, perché ha acquistato la maggior parte del debito pubblico americano. Volendo essere speranzosi, si potrebbe dire che l’atteggiamento paziente di Obama verso la Cina e in merito al clima potrebbe comunque ottenere nel giro di qualche anno molto di più di quello che hanno ottenuto finora tutti i precedenti governi americani ed europei. Ma questo stato di cose è anche preoccupante per il futuro, perché se il potere economico della Cina continua a crescere senza significativi miglioramenti democratici ci troveremo a dover convivere con una superpotenza autoritaria che avrà grande influenza su buona parte del mondo. E se non viene firmato nel giro di uno o due anni un accordo vincolante per fermare il cambiamento climatico, il futuro stesso dell’umanità potrebbe esserne compromesso. Anche qui non si tratta di concetti astratti, significa alluvioni, disastri, innalzamento del livello del mare
Male anche sul fronte della lotta alla fame nel mondo, visto che le grandi potenze economiche hanno disertato il vertice Fao che comincia domani a Roma, tanto che il direttore generale Jacques Diouf ha iniziato uno sciopero della fame. Qualcosa di positivo soltanto nella concreta possibilità che Usa e Russia arrivino a firmare nei prossimi giorni un accordo significativo per la limitazione degli armamenti nucleari. 
Qualcuno dice che Obama è molto più bravo a parlare che a fare. Che l’audacia della speranza dei suoi discorsi corrisponde a una grande timidezza nell’agire e a infiniti compromessi con le diverse anime del suo partito, con le richieste dell’opposizione e con i vari oscuri interessi economici, politici e militari che infestano Washington. E’ passato solo un anno dalla sua elezione ed è ancora presto per dirlo, ma certamente se dal punto di vista ambientale non si avranno significativi passi avanti nei prossimi tre anni, e se la Cina continuerà a non dare il minimo segno di apertura in materia di diritti umani, per quanto riguarda il futuro del mondo la presidenza Obama rischia di diventare un totale fallimento.

Francesco Defferrari

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