Srebrenica, tardiva condanna della Serbia

SrebrenicamassacroCi sono voluti 15 anni, ma alla fine il parlamento serbo ha adottato una risoluzione di condanna per il massacro di Srebrenica. Nella dichiarazione non c’è la parola “genocidio”, ma per la prima volta si scrive che la Serbia avrebbe dovuto fare di più per prevenire la tragedia. È il luglio del 1995 quando 8 mila musulmani bosniaci sono trucidati dalle truppe della Republika Srpsha al comando del generale Ratko Mladic.

Oggi finalmente è arrivata la condanna, per nulla scontata, approvata dopo un dibattito serrato al Parlamento di Belgrado. La risoluzione è stata firmata solo a tarda notte, dopo 13 ore di dibattito. Perché solo in quel momento sono stati raggiunti i 126 voti necessari. “Condannando il crimine contro i musulmani bosniaci a Srebrenica, in segno di rispetto per le vittime innocenti e per le loro famiglie, solleviamo le future generazioni da un peso imposto da alcuni individui”, ha dichiarato Nada Koundzjia, del gruppo parlamentare del presidente Boris Tadic.
Sono passati 15 anni da quel giorno e nonostante il tempo dovrebbe far analizzare le cose con maggiore distacco, in molti in Parlamento (ma anche nel Paese) continuano a non sentirsi responsabili per quei massacri. Secondo alcuni parlamentari il provvedimento sarebbe ingiusto, poi, perché ignora i crimini di guerra compiuti contro i Serbi.
Il massacro di Srebrenica, però, è considerato uno dei più sanguinosi stermini di massa avvenuti in Europa dopo la fine della seconda guerra mondiale. Le vittime furono quasi 8.000, anche se alcune fonti parlano di oltre 10.000 ma sarà difficile dire con certezza quanti uomini furono uccisi.
Le forze serbo-bosniache erano guidate dal generale Ratko Mladic quando entrarono nel territorio che era sotto il controllo delle Nazioni Unite e massacrarono tutti gli uomini. Mladic, però, è ancora latitante ed è considerato un eroe da molti serbi, perciò alcuni giudicano questa risoluzione di poca importanza se per catturare il generale si aspetteranno altri 15 anni.
Il presidente filo-europeista Boris Tadic, però, puntava molto su questa dichiarazione perché è convinto che possa aiutare a ricostruire l’immagine della Serbia e spera possa favorire l’adesione all’Unione Europea.

Nel testo manca il riferimento alla parola più gelida: genocidio. Anche se la Corte Internazionale di Giustizia proprio a febbraio del 2006 aveva condannato la Serbia per il tentativo di genocidio della popolazione musulmana di Srebrenica.
Le Madri di Srebrenica, il gruppo di circa 6.000 sopravvissuti e parenti delle vittime di quella tragedia, non ha gradito però questa falsa condanna. “Se adottano una risoluzione che non menziona neppure  il termine genocidio, per noi non significherà nulla. Anzi è addirittura un insulto”, ha detto la portavoce Munira Subasic.
In Parlamento c’è anche chi ha dichiarato, prima di votare contro il provvedimento, che è solo un modo per marchiare in modo indelebile le future generazioni.
Oggi, però, a 15 anni di distanza dalla strage di Srebrenica, con meno della metà di vittime identificate grazie al test del DNA, e soprattutto dopo che il Tribunale Penale dell’Aja ha assolto la Serbia, nel 2007, per le responsabilità del genocidio sollevandola quindi dall’obbligo di pagare un indennizzo di guerra alla Bosnia, oggi le donne che ancora cercano dei resti su cui piangere potranno asciugare le lacrime per pochi minuti.

Marianna Lepore


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