Iran, 90 frustate per l’attrice Marzieh Vafamehr

MarziehVafamehrUn volto scoperto, in primo piano durante un film, in un paese in cui la regola vuole che si indossi un velo è un grave reato. Se poi quel volto è incorniciato da capelli cortissimi, quasi rasati, allora il codice penale prevede una punizione crudele. Il paese di cui parliamo è l’Iran, il film è My Teheran for sale, la donna coraggiosa ma condannata è l’attrice Marzieh Vafamehr. Per lei la pena di un anno di prigione e 90 frustate. Una pena che a noi donne occidentali sembra richiamare le condanne del medioevo.

Nel 2011, però, tutto questo può ancora succedere e anche se i legali di Marzieh Vafamehr tenteranno la strada dell’appello è probabile che la pena corporale sarà comunque eseguita. Marzieh, moglie del regista e sceneggiatore Nasser Tagvai, era stata arrestata a luglio dopo essere apparsa nel film per nulla gradito agli ambienti conservatori iraniani. My Teheran for Sale (La mia Teheran in svendita), prodotto in collaborazione con l’Australia, racconta le difficoltà incontrate da una giovane attrice iraniana a cui le autorità vietano di lavorare in teatro. La donna è così costretta a vivere in clandestinità per poter continuare a esprimersi artisticamente, mettendo a rischio la propria vita, rifiutata anche dal padre. Il film, premiato all’Adelaide Film Festival del 2009 e mostrato durante il Rotterdam Film Festival e il Globale Lens programme al museo di arte moderna di New York è stato girato completamente a Teheran e racconta la storia dei giovani moderni iraniani che lottano per la libertà culturale. Per la prima volta porta sullo schermo le immagini della vita nascosta, a porte chiuse, di quanti cercano di ribellarsi alle regole dei padri. Nel film l’attrice è costretta all’espatrio, unica prospettiva possibile che le viene offerta da Sama, iraniano diventato cittadino australiano. Nella realtà Marzieh non è fuggita. A luglio è stata arrestata, proprio a causa del film, e poi rilasciata dopo il pagamento di una cauzione di cui non è stato rivelato l’importo.
Il sito dell’opposizione iraniana, Kalame.com, scrive che l’avvocato della donna ha presentato ricorso contro la sentenza, l’agenzia di stampa Fars quasi giustifica la condanna ricordando che il film non aveva ricevuto l’autorizzazione per essere proiettato, mentre secondo Amnesty International, Vafamehr è ripresa nel film mentre beve qualcosa di alcolico e il consumo di bevande alcoliche è vietato dalla legge iraniana, punito con 80 frustate.
La CNN riporta un’intervista che l’International Campaign for Human Rights avrebbe fatto ad agosto a Nasser Taghvai, marito di Marzieh. “Questo film ha un produttore e un regista. Se c’è un problema nel film, loro dovrebbero essere responsabili”, avrebbe detto Nasser. “Perché mia moglie dovrebbe essere punita al posto loro?”
La sua domanda, però, resta sullo sfondo mentre in Iran il regime continua a punire. Peyman Aref ha sentito 74 frustate sul suo corpo, colpevole di aver insultato il presidente Ahmadinejad. Prima e dopo di lui molti altri uomini e donne hanno sentito quel dolore. E nel secondo caso, una volta fuori dal carcere, sono tornate alla loro vita di privazioni e sottomissioni, alla continua rinuncia della propria dignità, solo perché donne nate nell’Iran di Ahmadinejad.

Marianna Lepore

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