Se questa è democrazia

Volantino per Bradley: denunciare crimini di guerra non è un crimineBradley Manning è un ragazzo di 23 anni che si trova in carcere ormai da più di un anno. Su di lui pendono accuse di tradimento e collusione con “il nemico” che prevedono in caso di condanna l’ergastolo o anche la pena di morte. Pene simili di solito le rischiano gli assassini, ma in questo caso la colpa di Bradley è opposta, quella di aver denunciato una lunga serie di omicidi e altri crimini. Manning infatti è il soldato americano che ha passato le informazioni a Wikileaks sui numerosi crimini commessi dall’esercito americano in Iraq e in Afghanistan e le imbarazzanti comunicazioni segrete delle ambasciate americane nel mondo.

Senza “il tradimento” di Manning il mondo non avrebbe mai saputo che l’esercito americano ha ucciso in Iraq, nel 2007, un’intera troupe di giornalisti della Reuters insieme a molti civili innocenti, tra cui donne e bambini. Un “errore” per cui nessuno sarà mai processato. Il mondo non avrebbe mai saputo tutto quello che Wikileaks ha potuto rivelare grazie alle informazioni di Bradley Manning. Civili uccisi in Afghanistan dai soldati delle forze internazionali, tra cui bambini e donne incinte. Mercenari americani che gestivano prostituzione di minori. Torture e omicidi di prigionieri poi rivelatisi innocenti, sia in Afghanistan che in Iraq. L’abitudine dei vertici militari americani di ignorare i crimini commessi dalle forze della coalizione in Iraq, tra cui assassini, stupri e torture. Una serie praticamente infinita di collusioni tra il governo americano e le grandi corporazioni. Tutti crimini o, nei casi migliori, comportamenti eticamente censurabili, per cui ben pochi responsabili pagheranno. Bradley Manning invece pagherà un prezzo altissimo per aver fatto la cosa giusta in un mondo molto, troppo sbagliato. Dove lo stato che si è auto-nominato “la più grande democrazia del mondo” ha ogni intenzione di punire con la massima durezza il soldato che ha osato denunciare i suoi crimini. 
Bradley Manning è stato arrestato quando un noto hacker con cui si era confidato lo ha tradito e denunciato. Oggi, secondo le ultime notizie, in carcere viene privato del sonno e costretto a dormire nudo, ufficialmente per impedire che si uccida, visto che il prigioniero, chi sa per quali motivi, avrebbe manifestato propositi suicidi. Manning ha scritto prima di essere arrestato che voleva che la gente vedesse la verità perché senza informazioni, il pubblico non può prendere decisioni con coscienza di causa, e sperava che il materiale avrebbe causato “una discussione in tutto il mondo, un dibattito e riforme”, perché se questo non fosse accaduto “noi siamo condannati come specie”. 
In parte la speranza di Manning si è avverata perché le rivelazioni di Wikileaks hanno certamente causato un dibattito in tutto il mondo. Le riforme però sembrano ancora molto lontane, e in questo gli Stati Uniti di Obama non sembrano molto diversi da quelli di Bush. Un giorno forse Manning sarà vendicato dalla storia. Oggi però è solo un ragazzo che ha ascoltato la voce della sua coscienza e per questo adesso deve affrontare la prospettiva che la sua vita finisca in prigione. La democrazia è tale soltanto se il pubblico ha accesso ad informazioni complete e veritiere. Ma se un governo nasconde la verità per occultare i propri crimini e poi punisce ferocemente l’uomo che ha raccontato la verità e smascherato questi crimini, si può parlare di democrazia? Ovviamente no, perché un simile comportamento è proprio l’esatta definizione di una dittatura. 

Francesco Defferrari

Bradley Manning support network: (Denunciare crimini di guerra non è un crimine), dove firmare la petizione per Bradley
Courage to resist: organizzazione americana che aiuta i soldati che hanno rifiutato di combattere

 
Ordina libri, cd, dvd su Ibs e sostieni il sito

   

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>