Cina: dura condanna contro Liu Xiaobo

liuxiaobofreeÈ stato uno dei primi firmatari di Carta 08 (un documento che critica il Partito comunista cinese e chiede l’instaurazione in Cina di un sistema democratico) e ora Liu Xiaobo è stato condannato a 11 anni di prigione per “istigazione a sovvertire i poteri dello Stato”. Una condanna che dimostra per l’ennesima volta come la libertà di espressione sia inesistente sotto il controllo del Partito comunista cinese.

Liu compirà 54 anni lunedì prossimo in carcere. Non è nuovo alle proteste visto che ha cominciato la sua attività del dissenso nel 1989 quando aderisce al movimento democratico degli studenti di piazza Tiananmen. E tutto sommato questa volta gli è anche andata bene, perché rischiava fino a 15 anni di reclusione. L’accusa nei suoi confronti è basata su alcuni articoli, a sua firma, pubblicati dai siti web stranieri e sulla sua partecipazione al documento Carta 08. «Il processo e la condanna estremamente pesante di Liu Xiaobo segnano un’ulteriore, grave restrizione della libertà di espressione in Cina», ha dichiarato Navi Pillay, Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. La condanna più forte è arrivata dagli Stati Uniti con la richiesta del primo segretario dell’Ambasciata americana di Pechino, Gregory May, per l’immediata scarcerazione del dissidente e “per il rispetto dei diritti di tutti i cittadini cinesi di esprimere in modo pacifico le loro idee politiche a favore di libertà fondamentali riconosciute universalmente, incluso il diritto di petizione”. 
Il governo cinese ha punito duramente il dissidente senza pensare che una tale condanna potrebbe complicare ulteriormente i rapporti, già tesi, con gran parte dei paesi occidentali. E, infatti, le voci di disapprovazione alla sentenza non sono arrivate solo dagli Stati Uniti ma anche dai paesi europei, primo di tutti la Francia che attraverso un comunicato del ministero degli Esteri di Parigi ha espresso tutta la sua preoccupazione ricordando “alle autorità cinesi i loro impegni nel quadro del dialogo con l’Unione europea sui diritti umani”.
La moglie di Xiaobo, dopo la sentenza, è riuscita a parlare per dieci minuti con il dissidente cinese che non sentiva dal giorno in cui è stato arrestato, nove mesi fa, e ha detto che è sua intenzione ricorrere in appello.
Liu Xiaobo è stato l’unico tra i firmatari del documento Carta 08 ad essere arrestato, anche se altri firmatari hanno riferito di essere stati molestati. Nel loro documento chiedevano l’introduzione in Cina di alcune fondamentali riforme, primo fra tutte l’abolizione della legge sull’incitamento alla sovversione del potere dello stato.
Più di 300 scrittori, tra cui Salman Rushdie, Umberto Eco e Margaret Atwood, hanno già richiesto la scarcerazione di Xiaobo. Pechino però ha fatto finta di niente. E ora bisognerà solo aspettare per vedere se Liu Xiaobo farà appello alla sentenza, sperando di vedere la sua condanna parzialmente ridotta. Per la Cina che rincorre la modernità, questa non è una giornata da ricordare.

Marianna Lepore


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