Iraq, oggi comincia la ritirata

iraqritirotruppeUsa300609Quattro giorni prima della festa dell’indipendenza americana c’è un Paese, lontano, che finalmente si riappropria del suo tempo: è l’Iraq che, dopo sei anni di occupazione statunitense, oggi vede finalmente le truppe ritirarsi da tutti i centri abitati. Così oggi si festeggia la Giornata della sovranità nazionale ed è certo che in futuro sarà una festività molto sentita dal popolo iracheno.

Ci vorrà ancora molto prima che il Paese riesca a vivere in modo indipendente, senza incursioni esterne, ma è certo che oggi è l’inizio del ritiro delle truppe statunitensi che, come ha annunciato il presidente Barack Obama lo scorso febbraio, sarà completato entro il 2012.

“La resistenza contro le truppe americane continuerà fino a quando non lasceranno completamente il Paese” ha detto alla tv Al Jazeera il portavoce dell’Esercito islamico in Iraq, Ibrahim al-Sharmi. E la sua frase fa capire perfettamente come sia ancora alta la tensione in quel territorio.
Basti pensare che negli ultimi giorni sono morte almeno 200 persone e un centinaio sono rimaste ferite in seguito ad una serie di attentati a Kirkuk, nel nordest del Paese e solo poche ore prima del passaggio formale di consegne ci sono stati altri quattro soldati Usa che sono stati uccisi. Potevano sembrare degli avvertimenti, dei richiami ad andarsene e lasciare il paese nelle mani di chi aspetta di governarlo da tempo.
A Baghdad per le strade è iniziata la festa, anche se i soldati americani rimarranno ancora a lungo su quel territorio. Dopo cinque anni, sembrati agli occhi di molti un’occupazione più che un’esportazione della democrazia, gli statunitensi partiranno, ma resteranno nel paese fino a gennaio 2010, quando sono previste le nuove elezioni irachene. Gli Usa manterranno nel paese arabo un contingente di circa 130mila soldati, comprese dodici brigate da combattimento.
Poi durante tutto il prossimo anno ci sarà una seconda fase del ritiro e questa volta, entro la fine del 2011 gli americani saranno veramente lontani. “L’Iraq è pronto” ha detto in una conferenza stampa Christopher Hill, ambasciatore Usa.

Ma che il Paese sia pronto o meno ha poca importanza. L’importante ora è andar via da un territorio che ha portato solo morte e dolore per gli americani, l’importante è rispettare una promessa, quella “di andarsene il prima possibile” fatta da Obama durante la campagna elettorale.
Molti cittadini iracheni hanno dubitato a lungo che questo giorno potesse arrivare,  eppure i segni del cambiamento oggi sono lì, davanti agli occhi di tutti. Non solo perché le televisioni locali trasmettono la partenza dei militari, ma anche perché dopo cinque anni sono stati riaperti al traffico importanti sottopassi e viali della città, così come ha riaperto al pubblico lo storico e lussuoso Hotel Baghdad, per sei anni quartier generale delle truppe straniere nel Paese.
Oggi il NYTimes dedicava un editoriale alla partenza delle truppe americane dall’Iraq. Un editoriale in cui si descrive perfettamente qual è la situazione, ricordando come questi siano stati sei anni sanguinosi e costosi e come la violenza sia diminuita, ma ancora lontana dall’essere soppressa. Nell’articolo c’è poi un dettaglio non di poco conto: gli Stati Uniti non possono aggiustare l’Iraq. Ma nel tempo rimasto, hanno la responsabilità e un forte interesse strategico di fare del loro meglio per aiutare l’Iraq a uscire da questo disastro.
C’è da augurarsi che tutto questo avvenga.

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