L’Iran in rivolta

Manifestanti in IranIl regime può cadere? In Iran è scoppiata di nuovo la protesta nelle strade, mai veramente interrotta dalle elezioni di giugno vinte da Ahmadinejad con molti sospetti di brogli. In questi giorni l’opposizione ha approfittato della festa religiosa sciita dell’Ashura, che commemora la morte del nipote di Maometto, Husayn ibn Ali, ucciso nel 680 d.C. dalle truppe del califfo Yazid. Nell’attuale clima politico e religioso iraniano la ricorrenza assume un particolare significato.

Per l’opposizione  il tiranno sacrilego della storia ovviamente è l’attuale leadership iraniana, e i martiri, assimilati al nipote assassinato del Profeta, sono i manifestanti uccisi. Che secondo le stesse fonti ufficiali sarebbero almeno 15, tra cui il nipote del leader dell’opposizione Mousavi. Morti che si aggiungono ai tanti oppositori uccisi nei mesi precedenti e a quelli che sono stati arrestati e sono stati assasinati in carcere. La rivolta era iniziata già dopo i funerali del ayatollah Montazeri, un leader religioso riformista e ostile a Khamenei, e continua ancora oggi, con nuove immagini di scontri e notizie contrastanti. Le milizie basij, un corpo paramilitare fondato da Khomeini e oggi controllato da Khamenei e dai religiosi più conservatori, avrebbero più volte attaccato la folla e picchiato i manifestanti, mentre la polizia regolare e l’esercito si sarebbero rifiutati di sparare ad altezza d’uomo. Oggi ci sarebbero stati nuovi arresti tra gli esponenti dell’opposizione
Gli oppositori iraniani sono un gruppo molto variegato: in prima linea ci sono gli studenti e i giovani che vorrebbero un paese più moderno e libero, persino laico. Ma nell’opposizione ci sono anche i gruppi religiosi riformisti, da cui vengono i candidati sconfitti alle elezioni, Mousavi e Karroubi. 
L’ennesima, sanguinosa repressione di Ahmadinejad e Khamenei in questo caso potrebbe ritorcersi contro il regime. I giorni dell’Ashura infatti per gli sciiti commemorano un martire che sfidava un tiranno, e se il sangue che scorre sulle strade è quello dei manifestanti, la simbologia può diventare immediatamente ovvia anche alla popolazione generale che non ha ancora preso posizione. Se poi è vero che la polizia e l’esercito stanno cercando di non partecipare alla repressione, lasciando il lavoro sporco alle fanatiche milizie basji, il regime conservatore potrebbe essere in pericolo come mai è accaduto in questi mesi. All’interno dello stesso clero sciita molti leader religiosi, oltre a Montazeri, hanno criticato la repressione di Khamenei. 
Le rivoluzioni alla fine non hanno successo perché tutto il popolo vi partecipa, la maggior parte della popolazione infatti cerca sempre di evitare gli scontri, ma trionfano quando la determinazione dei rivoluzionari supera quella dei governi. Nel 1979 lo Shah cadde perché soldati e polizia iniziavano ad abbandonarlo. Ahmadinejad e Khamenei hanno ancora l’appoggio dei settori più conservatori e retrivi del paese, ma per loro è sempre più arduo giustificare la repressione con le menzogne della propaganda religiosa e con il mito del nemico occidentale che complotta contro l’Islam. I governi occidentali infatti negli ultimi mesi, Israele a parte, sono stati tanto morbidi con il regime iraniano da sfiorare la connivenza. Per non parlare dei governi socialisti dell’america latina, che hanno vergognosamente accolto Ahmadinejad a braccia aperte. 
Ma l’opposizione non si è mai arresa e ha continuato a lottare, una manifestazione dopo l’altra, uno stillicidio continuo di giovani uccisi e arrestati, giornali chiusi, giornalisti e blogger costretti all’esilio.
E mese dopo mese, per il regime diventa sempre più difficile giustificare le proprie azioni, semplicemente perché si trova stabilmente dalla parte del torto, e la propaganda può nascondere una parte della verità, ma non tutta. Se l’opposizione iraniana continuerà a lottare con questa determinazione, il regime potrebbe davvero cadere

Francesco Defferrari

 
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