Iran, il regime peggiora

Studenti iraniani che manifestanoDa sei mesi a questa parte non vengono mai buone notizie dall’Iran. Dopo che Ahmadinejad ha vinto le elezioni con una lunga serie di brogli la repressione contro le proteste non è mai cessata. Ora l’ayatollah Khamenei ha minacciato l’opposizione in tv, dichiarando che “sarà eliminata” e molti blog iraniani temono che i maggiori leader riformisti, Moussavi e Karroubi, potrebbero essere arrestati. Negli ultimi 6 mesi più di 100 giornalisti sono stati arrestati e 50 sono dovuti fuggire dal paese.

Sette persone, tra giornalisti e blogger, sono stati uccisi dal 15 giugno ad oggi, sei uomini e una donna. Gli studenti e i giovani arrestati nel corso delle proteste sono tantissimi, e decine di loro sono stati uccisi in prigione in questi mesi. L’ultima occasione è stata il 7 dicembre, giorno nazionale degli studenti in Iran, quando le proteste sono state di nuovo represse con estrema ferocia dai guardiani della rivoluzione, che insieme a Khamenei hanno minacciato l’opposizione. Il pretesto questa volta è una foto di Khomeini, il fondatore della repubblica islamica, bruciata in tv. Khamenei e i conservatori naturalmente accusano l’ opposizione di questo “sacrilegio” ma molti, tra cui la stessa famiglia del defunto ayatollah, sospettano si tratti di un pretesto messo in scena apposta come scusa per intensificare gli attacchi contro i riformisti. Reporters Sans Frontieres sottolinea che è in corso la più grande fuga di giornalisti e attivisti dal paese dai tempi della rivoluzione del 1979. L’idea del regime conservatore iraniano infatti è la stessa del 1979-80, quando furono eliminati tutti gli oppositori di sinistra e democratici che avevano fatto la rivoluzione contro lo Shah insieme ai gruppi religiosi.
Oggi tuttavia l’Iran è una nazione che si sta modernizzando, i giovani ascoltano musica occidentale, passano il loro tempo su internet a guardare il resto del mondo. Il regime conservatore vorrebbe mantenere l’Iran nel medioevo come ha fatto per trent’anni, e per riuscirci ha attuato, secondo Amnesty International, la peggior repressione dei diritti umani degli ultimi vent’anni. 
Intanto non procedono bene nemmeno i negoziati internazionali sul nucleare iraniano. La diplomazia mondiale di fatto ha evitato di premere troppo sul sanguinario regime di Ahmadinejad e Khamenei, gli ha lasciato ossigeno mentre uccidevano e imprigionavano ragazzi innocenti nella speranza che sarebbero scesi a più miti consigli sulla questione del nucleare. La stessa idea che la diplomazia europea aveva nei confronti di Hitler, e sappiamo come ha funzionato bene. I dittatori si mantengono al potere con la forza e la prepotenza, all’interno e all’esterno. E’ stupido pensare che possano mai essere buoni interlocutori diplomatici. Non si può stabilire con loro accordi che abbiano intenzione di rispettare. Vale sempre, purtroppo, quello che disse Churchill dopo gli accordi di Monaco con Hitler nel 1938: “Potevano scegliere tra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore. Avranno la guerra”. Lo stesso accadrà con l’Iran. Mentre Europa e Stati Uniti cercano di dialogare con dei pazzi fanatici, quelli si dedicano ad una feroce repressione interna. A gente simile non può essere permesso di impadronirsi delle bombe atomiche ma loro ovviamente cercheranno di farlo, proprio perché sono dei dittatori paranoici. Prima o poi l’occidente dovrà capirlo e fare qualcosa. Siamo in guerra da 8 anni con i talebani in Afghanistan, che non sono minimamente pericolosi quanto lo è un regime iraniano sempre più fanatico e feroce, la cui propaganda ogni giorno sui suoi mezzi d’informazione sparge odio contro l’occidente. Nemmeno l’Iraq di Saddam era lontanamente pericoloso quanto lo è l’Iran di Ahmadinejad e Khamenei. Sarebbe bello sperare che il popolo iraniano riesca ad abbatterli da solo, ma se l’occidente continua di fatto a riconoscerli è arduo che questo avvenga.  
Gli oppositori iraniani del movimento verde potrebbero diventare “l’uomo dell’anno” 2009 sulla copertina di Time magazine, ma la strada verso la libertà e la democrazia è ancora molto lunga in Iran. 

Francesco Defferrari

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