Il Potere quando ha paura

Iran proteste

La repressione delle proteste popolari in Iran continua e peggiora. Tutti i giornali di opposizione sono stati chiusi e i giornalisti arrestati. Il leader dell’opposizione Mousavi pare sia agli arresti domiciliari, e già alcuni esponenti del regime minacciano una punizione esemplare contro di lui per aver istigato le manifestazioni. Settanta professori universitari sono stati arrestati dopo aver visitato la sua casa. La polizia e la milizia basji avrebbero sparato sulla folla più volte, e ci sono stati anche raid negli ospedali per arrestare i feriti o portare via i corpi dei dimostranti uccisi. 

Il numero reale delle vittime non si sa e se questo governo rimane in piedi probabilmente non si saprà mai. Quello che più disturba in tutto questo come in ogni altra repressione non è tanto il fatto che un gruppo di potere sia disposto a spargere il sangue di chi gli si oppone. Il potere corrompe e più il potere è senza controllo più è facile che ricorra all’omicidio, alla tortura e alla strage per conservare se stesso. Quello che più disturba in tutte le storie di repressione nel mondo è la polizia, l’esercito o comunque gli uomini delle forze dell’ordine che picchiano selvaggiamente e uccidono i manifestanti. Si presume in genere che una persona scelga questo lavoro per difendere il suo paese e i cittadini che lo abitano. Quindi come può passare tranquillamente, come se niente fosse, da un compito di repressione della criminalità alla repressione e all’omicidio di persone disarmate che manifestano in strada? E’ chiaro che queste persone devono aver completamente rinunciato alla loro umanità e alla loro capacità di pensare, tanto da farsi convincere che i ragazzi, le ragazze, i cittadini che camminano in strada siano il nemico. Ma il nemico di chi? Possono essere centinaia di migliaia di cittadini di una nazione nemici della nazione? Ovviamente no, è un concetto assurdo. 
I poliziotti e i miliziani che sparano sulla folla a Teheran e nelle altre città iraniane credono veramente che i manifestanti siano manovrati dall’America e dalla Gran Bretagna, i nemici storici della rivoluzione islamica iraniana? Cosa può spingere un uomo che in teoria avrebbe la funzione di combattere i criminali a diventare come se niente fosse un assassino a sangue freddo? 
Il potere ha paura. Il potere ha paura di perdere i suoi privilegi e più ha paura più diventa feroce e violento. E’ chiaro che anche i poliziotti e i miliziani che picchiano e uccidono nelle strade hanno paura. Un uomo che spara su persone disarmate o bastona una ragazza è un vigliacco, un criminale, un uomo senza dignità e senza onore. E’ questo che sono agli occhi del mondo, Ahmadinejad, i politici e i religiosi che lo appoggiano, i poliziotti, i miliziani. Vigliacchi che muoiono di paura
Ora Ahmadinejad dichiara che Obama è come Bush, nel suo delirio cospiratorio secondo cui la protesta sarebbe manovrata dalla Cia. Una favola a cui non crede nessuno a parte il presidente venezuelano Chavez, che evidentemente per motivi di propaganda anti americana è più che felice di appoggiare una dittatura sanguinaria anche se non si capisce che vicinanza possa avere il regime iraniano ultra religioso con la sinistra latino americana. Che infatti in parte si dissocia
La strada verso cui è diretto il potere iraniano a questo punto è molto oscura: già sta conducendo una vera e propria guerra contro una parte rilevante dei propri cittadini e quindi, se riesce a conservarsi con questi mezzi, possiamo aspettarci soltanto maggiore repressione, maggiore propaganda contro l’occidente, un numero enorme di condanne a morte, la trasformazione definitiva in una dittatura spietata e assassina come la Birmania e la Corea del Nord. 
L’occidente e gli Stati Uniti sperano lo stesso che la protesta finisca e che si possa instaurare un dialogo con Ahmadinejad e il suo governo. Sperano forse che smetteranno di reprimere ferocemente l’opposizione, ma non si capisce su quali basi. E poi alcuni, come l’Italia, La Germania e la Russia, hanno enormi interessi economici in Iran e francamente se ne infischiano di quale governo ci sia. Ma a questo punto, con i morti per le strade, l’idea che sia possibile dialogare con questo governo iraniano sembra non soltanto ingenua, ma anche un pò criminale. 

Francesco Defferrari

 
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