Iran, sette persone uccise in corteo pro Moussavi

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protestainIran160609La protesta non si ferma a Teheran, dove già ieri centinaia di persone hanno manifestato contro i risultati elettorali che danno Ahmadinejad vincitore contro tutti i pronostici. La tensione sale e il Consiglio dei Guardiani della Costituzione si dice “pronto” a ricontare i voti delle elezioni presidenziali iraniane che hanno sancito la contestata vittoria di Mahmud Ahmadinejad.
Oggi, nel primo pomeriggio ora locale, ci saranno due manifestazioni nello stesso posto: la seconda in sostegno di Mir Hossein Moussavi e un’altra manifestazione organizzata dal regime iraniano contro il leader democratico.
Il clima potrebbe essere ancora più violento della giornata di ieri, quando sette persone sono state uccise. Il dato è stato diffuso da Radio Payam, considerata un’emittente ufficiale, ed è stato confermato da Press Tv, la tv iraniana in lingua inglese.  
La repressione non sembra però fermarsi: l’opposizione, infatti, ha denunciato l’arresto di Ali Abtahi e Saeed Hajjarian, ex stretti collaboratori del presidente riformista Mohammad Khatami.
Abtahi era uno dei collaboratori di Moussavi e gestisce un blog attraverso cui ha appoggiato la campagna politica del candidato riformista Mehdi Karrubi, il quale aveva denunciato, così come il candidato riformista Mir Husein Mousavi, la possibilità di brogli in queste elezioni presidenziali.
Il Presidente Mahmoud Ahamadinejad, nonostante le proteste, ha deciso di prendere parte ad un summit in Russia. I molti dubbi sulla validità dei risultati elettorali espressi in tutti i paesi Europei non hanno, infatti, bloccato Sergei  Ryabkov, ministro degli esteri Russo, dal dare il benvenuto ad Ahamdinejad.
Anzi, come ha riportato l’Associated Press, Ryabkov ha anche detto che “questo incontro è la dimostrazione che i rapporti tra Iran e Russia continueranno in futuro.”
Nel frattempo dagli Stati Uniti il presidente Obama si dice “profondamente turbato” dalle violenze in Iran, ma preferisce non sbilanciarsi e conferma l’intenzione della Casa Bianca di proseguire un “dialogo duro e diretto” con le autorità di Teheran, di cui rispetta la sovranità.
La scelta americana di rimanere cauti è presto spiegata: a Washington, infatti, interessa soprattutto che si ponga un termine ai programmi di arricchimento dell’uranio, per evitare che il regime dei mullah possa dotarsi dell’arma atomica. 
Le proteste contro le violenze delle ultime ore arrivano anche da alcune istituzioni del Paese. Il presidente del Parlamento iraniano, Ali Lariani, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Irna, ha attaccato il ministro dell’Interno per le violenze sui civili e sugli studenti universitari. Davanti al Parlamento ha, infatti, chiesto “Che cosa significa attaccare gli studenti nel mezzo della notte, nei loro dormitori” e ha aggiunto che il ministro dell’interno dovrà rispondere di questo massacro.
 
 
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Marianna Lepore