Da che parte stare

Iran protest

Molti dicono che la protesta iraniana non ha speranza di vincere contro Ahmadinejad, eppure è piuttosto chiaro che il regime vacilla. Gli ayatollah conservatori censurano il comportamento del presidente. Altri prendono posizioni pubbliche contro Khamenei. Lo stesso Ahmadinejad ha sollecitato la magistratura perché liberi i manifestanti arrestati e persino Khamenei ha condannato gli abusi nelle prigioni. Insomma, si sono accorti che l’insofferenza verso i loro metodi nel paese stava crescendo e ora cercano di correre ai ripari, anche perché Europa e Stati Uniti alternano la mano tesa con qualche velata minaccia

Molti manifestanti sono stati in effetti rilasciati, ma sono comunque tantissimi quelli che in carcere o nelle strade sono stati uccisi durante la repressione. Riuscirà il regime a passare oltre come se niente fosse successo? Di sicuro Stati Uniti ed Europa sono più che disposti a dimenticare i morti per le strade se l’Iran accetta ferrei controlli sull’uso del nucleare civile. D’altra parte le aziende statunitensi facevano affari con la germania nazista anche in piena seconda guerra mondiale. 
E gli europei se potessero commercerebbero con il diavolo. L’Italia sarebbe la prima a fare una buona offerta. E’ chiaro che non si può troncare ogni rapporto commerciale con uno stato appena ha dei problemi interni, ma non si può fare a meno di notare come la morale occidentale sia spesso doppia, se non tripla. Contro certi dittatori, come Saddam, non si voleva dialogare, anche se poi molti stati europei continuavano tranquillamente a farci affari. Contro altri dittatori, come gli attuali governanti iraniani, ci si può mettere d’accordo. La verità è che gli Stati Uniti non vogliono arrivare a uno scontro diretto con l’Iran e farebbero tutto il possibile per evitarlo, anche permettere ad Ahmadinejad e Khamenei di restare al potere, dialogando con loro e dandogli così una nuova legittimità internazionale. Già gli occidentali non vedono la fine delle guerre in Afghanistan e in Iraq, come potrebbero cominciarne un’altra che potrebbe essere altrettanto infinita? 
L’Europa poi non si è mai fatta il minimo scrupolo nel mantenere ottimi rapporti con i capi di governo più sanguinari e invisi del mondo. Colpa di un’opinione pubblica apatica e disinteressata a tutto, che non controlla quello che fanno i loro governi in ambito internazionale. Il commercio conviene a tutti, certo. Conviene agli europei come agli iraniani e certamente le sanzioni contro l’Iraq non avevano fatto molto per danneggiare il dittatore ma sicuramente avevano danneggiato molto il popolo. E tuttavia bisognerebbe anche pretendere dagli stati con cui si commercia un livello minimo di rispetto per i diritti umani. Non sembra che l’attuale governo iraniano possa garantirlo. 
Se sapessimo che un uomo picchia ferocemente la moglie e i figli avremmo lo stomaco di commerciare con lui come se niente fosse? La maggior parte di noi probabilmente non lo farebbe e cercherebbe in qualche modo di fermarlo. Perché gli stati europei non applicano alle relazioni internazionali la minima decenza che qualunque persona applicherebbe alla relazioni interpersonali? Il dialogo che Obama e l’Europa avevano promesso con l’Iran prima della repressione nelle strade ora dovrebbe essere offerto solo a un governo iraniano molto diverso. Uno che non abbia sparso il sangue dei propri cittadini. Ma mercanti e politicanti di tutte le parti continuano le loro manovre di dubbia moralità, mentre i ragazzi e le ragazze iraniane muoiono in carcere e nelle strade. Da una parte c’è l’opportunismo politico, l’oro, il petrolio, il gas, il potere, le armi e i bastoni. Dall’altra parte c’è l’umanità. Non dovrebbe essere difficile per nessuno capire da che parte stare

Francesco Defferrari

Bella Ciao, la canzone storica della Resistenza Italiana, “adottata” dai ragazzi iraniani per la loro protesta 

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