Dalla parte del Male

Iran protest

La protesta contro Ahmadinejad  e  Khamenei e le loro elezioni truccate continua in Iran, nonostante gli arresti, la repressione brutale, i pestaggi e gli spari contro i dimostranti, le centinaia, probabilmente migliaia di persone inghiottite dalle prigioni del regime. Studenti, professori universitari, attivisti dei diritti umani, giornalisti e blogger. Il regime pensava di poterla fare franca con l’uso sistematico della violenza ma forse ha fatto male i suoi conti.

Anche se la dittatura teocratica, o perlomeno gran parte di essa, ha cercato di tenere il paese nel medioevo, il loro piano non ha funzionato del tutto. In Iran ci sono computer, blogger, videocamere, studenti, musicisti e attivisti in grado di smascherare davanti agli occhi del mondo la brutale ferocia del regime. Una parte dell’Iran è andata avanti, ha resistito nel corso degli anni al tentativo di distruggerla e ora è nelle strade a protestare. Il leader dell’opposizione Mousavi e l’ex presidente Khatami hanno chiesto un referendum, e la risposta di Khamenei a loro e al sermone del venerdì dell’altro ex presidente Hashemi Rafsanjani è stata che le continue divisioni potrebbero causare il crollo della teocrazia. Un avvertimento agli oppositori, per dirgli che potrebbero distruggere anche se stessi se riescono a cacciare lui e Ahmadinejad, ma anche un segno di grande inquietudine e nervosismo
Il regime iraniano ha paura, non riesce a fermare la protesta. L’hanno fatta troppo sporca. Hanno fatto vincere Ahmadinejad con più del 50% dei voti in provincie in cui aveva ottenuto in passato al massimo il 7%. Hanno ammazzato giovani donne per la strada, arrestato e picchiato il più possibile di fronte allo sguardo del mondo intero. Dalle prigioni iraniane nonostante la censura del regime arrivano storie orribili di giovani torturati e uccisi, come quella di Taraneh Mousavi, una ragazza che aveva per coincidenza lo stesso cognome del leader dell’opposizione, arrestata il 28 giugno perché portava un velo verde, anche se non stava partecipando alle manifestazioni.
Portata in un centro di detenzione, ha detto agli altri giovani arrestati di chiamare la sua famiglia, ma non è stata trasferita insieme agli altri. Giorni dopo un uomo ignoto chiama la famiglia per dire che la ragazza non era stata arrestata, ma era stata violentata e aveva cercato di uccidersi, e si trovava in ospedale. La famiglia va in ospedale ma non la trova, non risulta registrata, riescono solo a sapere da un’infermiera che alcuni giorni prima era arrivata una ragazza incosciente, con lesioni provocate da multiple violenze, ma poi era stata portata via di nuovo. Il suo corpo bruciato alla fine è stato ritrovato nel deserto. Non si poteva permettere che vivesse e raccontasse. La famiglia, pare minacciata più volte, non ha voluto funerali pubblici. Ma gli amici hanno parlato e la sua storia adesso farà il giro del mondo come quella di Neda. Non è l’unica storia di questo genere. E’ impossibile verificare se sia tutto vero, in un paese dove i giornalisti stranieri sono stati cacciati e quelli locali arrestati.  
Ma se simili storie fossero false il regime avrebbe tutto l’interesse a far lavorare i giornalisti, a farli entrare nelle prigioni, a garantire il rispetto dei diritti umani di fronte a osservatori imparziali. Se non lo fanno è perché la loro coscienza è sporca di sangue
Ma tutto questo spezza la maschera di Ahmadinejad e Khamenei. Non sono guardiani della morale e della giustizia come vorrebbero far credere ai loro cittadini, difensori del mondo islamico contro l’imperialismo americano e israeliano come vorrebbero far credere al mondo. Sono soltanto tiranni che utilizzano stupratori, torturatori e assassini per terrorizzare il loro stesso popolo. Privi ormai di qualsiasi legittimità e giustificazione, di fronte all’Iran e al mondo, si sono ormai dimostrati coscientemente e consapevolmente dalla parte del Male

Francesco Defferrari

Iran Solidarity, il sito per sostenere il movimento di protesta
 
   

   

 

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