L’Iran che non si arrende

Ragazza iraniana alla manifestazione

Quando si parla di un paese in gran parte chiuso al resto del mondo come l’Iran è difficile capire quanto il regime sia solido, quanto supporto abbia davvero tra la popolazione, quanto tempo ancora possa durare. Dopo le elezioni truccate di Ahmadinejad e le proteste nelle piazze con decine di morti e centinaia di arresti, alcuni speravano che il regime fosse vicino a cadere. 

Altri dicevano che comunque il potere sarebbe semplicemente passato dagli ultraconservatori ai moderati. Altri ancora pensavano che la protesta fosse in fondo minoritaria e non sarebbe mai riuscita a far cadere nemmeno il governo di Ahmadinejad. Ma le proteste di ieri nel giorno in cui il regime tradizionalmente organizza manifestazioni a favore della Palestina e contro Israele hanno dimostrato che l’opposizione iraniana non è affato sconfitta, nonostante la repressione e i processi. Mentre i manifestanti pro governativi ripetevano la solita litania di sostegno a Hamas e Hezbollah e morte a Israele, l’opposizione replicava urlando “No per Gaza o il Libano, io darò la mia vita per l’Iran” e “Morte alla Russia”, il principale sostenitore economico e politico del regime. 
I leader dell’opposizione KhatamiMousavi e Karroubi hanno partecipato alle proteste, anche se i sostenitori del regime hanno tentato di attaccarli e sono stati respinti. Ahmadinejad ha tentato di parlare all’università di Teheran, ma le proteste dei dimostranti lo hanno costretto a interrompere la registrazione televisiva del suo discorso. La polizia e l’esercito inoltre pare non siano intervenuti contro l’opposizione, limitandosi a separare i manifestanti delle due parti nel caso di scontri. 
Il tentativo di Khamenei e Ahmadinejad di mostrare un Iran unito in funzione pro islamica e anti israeliana è chiaramente fallito, anche se il presidente si è scagliato nuovamente contro Israele negando l’esistenza dell’olocausto.  
E’ difficile dire se in questi mesi un atteggiamento più duro da parte degli Stati Uniti e dell’Europa avrebbe potuto portare a un cambiamento di governo in Iran. Al momento l’occidente continua a porgere ad Ahmadinejad ramoscelli d’ulivo nella speranza che riveda il suo programma nucleare, che liberi i tre turisti americani ancora detenuti e che la Russia intervenga per fare pressioni sul l’Iran. Intanto i missili che gli Stati Uniti di Bush volevano posizionare in Polonia e Repubblica Ceca in funzione anti-Russia ora verranno spostati per minacciare l’Iran, giusto per avvertire Ahmadinejad di non esagerare. Ma l’occidente è più che disposto a trovare un accordo con il presidente iraniano anche per evitare che destabilizzi l’Afghanistan, dove la frontiera iraniana è già uno dei principali canali del traffico di oppio dei talebani e dei signori della guerra. 
La censura del governo iraniano intanto si scatena contro la stampa e i blog. Molti siti internet favorevoli alla protesta non sono più stati aggiornati o hanno pubblicato improvvisamente messaggi di sostegno al governo, perché le persone che li gestivano sono state arrestate e in carcere costrette a rinnegare le proprie idee. Ieri la rete internet e quella dei cellulari sono state bloccate dal governo per impedire la condivisione delle immagini della protesta, che hanno fatto comunque il giro del mondo. 
Ci sono insomma molti indizi che fanno pensare che il regime di Ahmadinejad sia sempre più debole, e la speranza dell’occidente è che questo lo costringa a trattare in merito al nucleare. Ma i dittatori non sono noti per prendere decisioni sensate e quindi può accadere che Ahmadinejad, il presidente, e Khamenei, la guida teocratica che per molti lo controlla, diventino sempre più estremisti per ragioni di propaganda interna. E in questo caso forse sarebbe stato meglio isolarli già da tempo, nella speranza che gli iraniani alla fine riescano a liberarsene
 
Francesco Defferrari 
 
  

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