Il teatrino iraniano

Cartelli contro Ahmadinejad e KhameneiUn giorno Ahmadinejad annuncia che l’Iran costruirà 10 centrali nucleari e arricchirà l’uranio come gli pare e piace, il giorno dopo altri esponenti del governo dichiarano che il dialogo è ancora possibile. Il teatrino andrà avanti in questo modo chissà per quanto ancora. Intanto in realtà gli iraniani non hanno ancora una centrale nucleare completa, e i russi che la stanno costruendo la finiranno, forse, solo nel corso del prossimo anno.

Le 10 centrali nucleari di Ahmadinejad alla fine sono come quelle di Berlusconi: una mossa propagandistica che è ancora molto lontana dal diventare realtà, e chissà se lo diventerà mai. Ma intanto continuano le ambiguità di molti governi nei confronti dell’Iran: l’unico governo con una posizione chiara è Israele, che sarebbe pronto a inasprire le sanzioni e giustamente ritiene che una forte pressione economica potrebbe danneggiare, forse anche far cadere un governo delegittimato all’interno e all’estero come quello di Ahmadinejad.
Ma gli Stati Uniti di Obama continuano a sperare nel dialogo e a cercare intanto l’appoggio di Russia e Cina. Queste ultime due vogliono di fatto di mantenere in piedi il governo iraniano così com’è. La Russia perché dovrebbe costruire le centrali e ha anche venduto missili all’Iran , anche se su pressione americana non li ha ancora consegnati. La Cina perché riceve dall’Iran moltissimo petrolio. Anche l’Europa in realtà è ben contenta se il regime rimane in piedi: Germania e Italia hanno fiorenti traffici commerciali con l’Iran.
A parte questo Ahmadinejad riceve appoggio internazionale anche in America latina, dove ha incontrato il presidente venezuelano Chavez, il boliviano Morales e il brasiliano Lula. Va bene il desiderio di avere una politica estera indipendente da quella americana, ma che i governi socialisti sudamericani abbraccino un dittatore del tutto simile a quelli che hanno combattuto per decenni nei loro paesi appare veramente assurdo e stupido.
Il regime iraniano comunque pensa di poter andare avanti con questo gioco ancora a lungo, e forse ha ragione. Gli Stati Uniti non ci pensano nemmeno a invadere l’Iran, visto che le invasioni dell’Afghanistan e dell’Iraq non hanno portato nessun buon risultato e sono ben lontane da una soluzione. Ma se il regime continuerà a minacciare di costruire bombe atomiche prima o poi Israele e gli Stati Uniti decideranno di bombardare, e l’Iran non ha assolutamente una capacità militare paragonabile. Un pò per l’embargo sulle forniture belliche, un pò perché come in tutte le dittature i generali sono politicamente raccomandati e non certo premiati in base alla competenza. 
Mentre la diplomazia internazionale porta avanti questo squallido teatrino dettato dalle mosse propagandistiche di Ahmadinejad, in Iran continua come sempre la repressione contro gli oppositori. Il governo ha confiscato il conto bancario e la medaglia del Nobel per la pace del 2003, Shirin Ebadi, un avvocatessa che ha sempre difeso i diritti umani nel paese. La Ebadi adesso si trova all’estero, ma suo marito è stato arrestato e picchiato. Una punizione all’attivista per aver pubblicamente parlato contro Ahmadinejad. Gli oppositori condannati a morte intanto sono diventati 8, anche se per nessuno di loro è stata ancora fissata una data per l’esecuzione. E i tre turisti americani arrestati al confine iracheno alla fine di luglio sono ancora detenuti in Iran, che minaccia di processarli come spie, anche questa una vendetta per alcuni passati arresti di iraniani nell’Iraq occupato dagli americani. A loro si sono aggiunti negli ultimi giorni 5 velisti britannici arrestati in acque iraniane mentre navigavano dal Bahrain a Dubai. 
Il 7 dicembre è il giorno degli studenti in Iran, e il regime ha già cominciato ad arrestarli per prevenire le attese proteste dell’opposizione. Così mentre Ahmadinejad si diverte a prendere in giro il mondo, la repressione contro i giovani iraniani continua indisturbata. 

Francesco Defferrari

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